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08 aprile, 2015

01. Nella discoteca nessuno può sentirti urlare



Siamo al Martini a bere caraffe di birra bionda e ormai sono le due di notte e stiamo pensando di tornare a casa.

Sì, caraffe.


Al tavolo con me ci sono Ronny e Cristian Tibullo detto Bullo. Non conosco gente con soprannomi dignitosi. Siamo tutti e tre ubriachi. Il risultato finale si assesta sulle quattro caraffe. In tempi migliori si arrivava a quota sei-sette senza colpo ferire, adesso invece quando uno si alza per andare a pisciare c'è il rischio che precipiti sul tavolo.

All'improvviso Ronny scoppia a piangere.

Dal tavolo accanto giungono occhiate incuriosite. Io e Bullo ci guardiamo negli occhi con la faccia di chi ha appena visto una mucca mettere al mondo un pavone: non è possibile. Ronny piange. Nessuno muove un muscolo. Non è che siamo degli insensibili cuori di pietra o chissacché, è che proprio non sappiamo che cazzo di diavolo fare.

<<Cosa c'è?>> chiedo. Allungo il braccio e gli appoggio una mano sulla spalla, con l'altra afferro la birra e mi faccio un sorso per incitarmi.

Ronny alza la testa con le lacrime che gli bagnano il viso.

<<Miriam si è fatta Ganryu>> biascica.
<<Si è fatta..?>>
<<Si è scopata Ganryu!>>
<<Quando? Cioè, perché?>>

Ronny china la testa e riparte a singhiozzare.

Miriam è la tipa con cui si vede in questo periodo.

La classica gnocca coi capelli lunghi e lisci, il piercing da qualche parte sul viso e una differenza d'età legale ma imbarazzante. Io la adoro perché fuma un sacco di canne e quando ci parlo assieme ride ad ogni stronzata che dico. Mi ricorda com'ero alle superiori: spensierato, entusiasta e sicuro che la polizia non avrebbe mai intralciato i miei sabati sera.



Ganryu invece è uno pseudo-rapper di quelli che non vedi mai in giro senza il cappuccio della felpa tirato su. In sostanza mi pare uno tranquillo, nonostante creda di essere un negro di Harlem. Chi ha giocato a Tekken capirà perché lo chiamano così. E' uno che incontri al bar ogni tanto, gli fai un cenno di saluto e te ne dimentichi fino alla prossima volta che lo vedi.

<<Ma come mai?>> chiede Bullo.
<<Che cazzo ne so>> esclama Ronny tirando su col naso.
<<Chi te l'ha detto?>>
<<Orso>>
<<Ma quello là, farsi i cazzi suoi per una volta, no eh?>> sbuffo io. <<E' sicuro? Sai che Orso capisce quello che vuole e lo racconta pure peggio>>
<<Ho chiesto conferma alla Cate e mi ha detto che è vero>> termina il mio sconsolato amico.

La Cate è la migliore amica della Miriam. Sono in classe insieme al liceo e quando le senti blaterare tra di loro sembra di stare in un pessimo episodio di Gossip Girl con i problemi scolastici al posto dell'alta moda.

<<E Miriam cos'ha detto?>>
<<Le ho scritto oggi pomeriggio>> è la risposta di Ronny. <<Non ha ancora risposto>>

I suoi occhi sembrano quelli di un cucciolo abbandonato sull'autostrada da una famiglia che ha anche urlato "vaffanculo" dal finestrino. Questo povero stronzo mi fa pena, e così invece di spiegargli che è lecito aspettarsi un comportamento simile da una ragazzina che appiccica ancora adesivi a forma di cuore sull'iPhone mi limito a formulare la classica frase che tutti noi abbiamo usato per consolare amici col cuore a pezzi.

<<E' una troia>>

Da sopra la sua birra Bullo annuisce con fare solenne.

<<Sì, ma è la MIA troia!>> urlerebbe un Ronny fatto di bamba. Peccato che stasera ci sono solamente birra e depressione a far da padroni nel suo organismo, per cui la sua risposta è stanca e scoraggiata.

<<Volevo chiederle di metterci insieme>>

Eccola là. Bullo spruzza luppolo nell'aria e rischia di soffocare mentre io cado sotto al tavolo tenendomi la pancia.

<<HAHAHAAA>>
<<Cazzo ridete teste di cazzo!>>
<<HAHAAHAHA ma se la conosci da un mese HAHAHAH>>
<<Che cazzo vuol dire? FORSE LA AMO!>>

A questo punto non ce n'è più per nessuno. Io sto per pisciarmi addosso dal ridere, Bullo sta avendo una crisi epilettica. Persino agli altri tavoli si vede qualcuno sorridere senza sapere che cazzo succede.

<<Teste di cazzo>> decreta Ronny.

Dopo un po' riusciamo a ricomporci.

<<Io sono serio. Mi piace davvero>> 
<<E che vuoi farci, mi sa che l'hai preso in culo a 'sto punto>> ribatte Bullo asciugandosi gli occhi.
Un attimo di silenzio. Poi, la risposta.
<<Vado a parlarci adesso>> replica Ronny tutto serio.




Da qualche parte un lupo emette il suo lugubre ululato, un'ombra oscura attraversa i sogni di un neonato, e un pallido vampiro apre gli occhi nel buio.

Bisogna fermare questa potenziale disgrazia finché siamo in tempo.

<<Ronny>> dico, con il tono più ragionevole possibile:

<<Intanto sono le due di notte.
Le due di notte, capisci?
A parte questo, che già è abbastanza, dove cazzo vuoi andare così ubriaco?
Non sei lucido.
E vuoi parlare con una che si è fatta un altro?
Che neanche ti ha risposto alle chiamate?
Secondo me devi parlarci di persona.
Domani, però, con la luce del sole e il cervello bello limpido>>

Se avessi parlato con il mio accendino sarebbe stata la stessa cosa.

<<Me ne frega un cazzo. Adesso vado>>

ME NE FREGA UN CAZZO.
Ecco che succede quando la gioventù d'oggi tenta di dimostrare un pizzico di maturità: sbatte il naso contro un muro che si chiama ME NE FREGA UN CAZZO.
E' facile dire che bisogna riflettere per bene sulle cose, dimostrare buonsenso e serietà, trovarsi un lavoro e metter su famiglia. Ancora più facile è bersi una fila di birre, pensare ME NE FREGA UN CAZZO e uscire di casa pronti a comportarsi come teste di cazzo.

<<E va bene, dove abita questa?>>
<<Non è a casa>> risponde Ronny.
<<E allora come la troviamo?>> interviene Bullo.
<<Prima in bagno ho guardato su Facebook e ho visto che è al Super-Kalifragico>>

Il Super-Kalifragico è una disco che alterna serate di musica house e hip-hop. L'entrata costa poco e i drink tanto. Non c'è molto altro da dire a parte che si trova in alto nella mia personale classifica di locali con un nome idiota.

<<Allora andiamo>>
<<Col cazzo, già è un'idea stupida figurati se spendo soldi per andare a cercare 'sta troia>>
<<Chiamala troia un'altra volta e ti ammazzo>>
<<Dai Bullo ti pago io l'entrata>>
<<Allora vengo>>
<<E ci mancherebbe. Però non guido>>
<<Guido io>> interviene Ronny. <<Che se mi prende male e voglio andar via almeno non devo aspettare voi due>>
<<Io in macchina con te ubriaco e depresso non ci salgo>>
<<Ma vai affanculo>>
<<Sì però partiamo subito che è già tardi, eh?>>

Finiamo le birre e ci fiondiamo fuori dal Martini. L'aria della notte è fresca e sa di primavera in arrivo.

In auto l'atmosfera è carica di eccitazione, aspettative e fumo azzurro. Consumiamo sigarette come fossero Tic-Tac. Ronny tenta di mettere una canzone di Ligabue che parla di amori perduti ma Bullo gli intima prontamente di non fare il frocio.

Arriviamo al Super-Kalifragico. Il parcheggio è pieno, segno che una volta dentro dovremmo bestemmiare a lungo e con forza per ordinare qualcosa da bere.

Si avvicina un parcheggiatore e ci fa segno di abbassare il finestrino. Ronny obbedisce, ma invece che porgergli cinque euro gli mostra il dito medio.

<<Ciucciami il cazzo>>





CONTINUA...



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