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04 dicembre, 2014

11. What's it like to be a loon (Ho ballato fino alla tomba)





***

E' notte, sono sulla spiaggia e sto trascinando per le gambe un tizio in overdose da eroina. E ho passato weekend più strani.
Ho il fiato corto e la sensazione che un poliziotto stia per arrestarmi. Ripasso nella mente quello che dirò in mia difesa quando mi chiederanno se ho fatto uso di droga: "SI', MA POCA!"
Finalmente vediamo della gente, dove la sabbia finisce e inizia il cemento.

<<Aiuto! Aiuto! Aiuto!>> urla Ronny.

Arrivano di corsa due ragazzi e tre ragazze. La mia mente registra il fatto che le ragazze sono dei cessi. A volte penso che se mi trovassi su un autobus che sta precipitando in un burrone il mio cervello troverebbe il tempo di soffermarsi sulla scollatura della ragazza sul sedile davanti al mio.
Li squadro in fretta: avranno sui vent'anni. La cosa importante è che sembrano sobri e spaventati, in una parola: responsabili.

<<Cos'ha?>> chiede uno dei ragazzi indicando Albi. Il nostro spacciatore sta gorgogliando, non saprei come altro descrivere quel rumore che emette dalla bocca.

<<Bisogna chiamare un ambulanza! L'abbiamo trovato sulla spiaggia! Sta male!>> urlo a pieni polmoni facendo gli occhi da pazzo e gesticolando un sacco, poi mi chino su Albi e gli tiro due schiaffi. Lo stronzo apre gli occhi e mi osserva come se fossi il fantasma di suo nonno vestito da ballerina. <<Bllanfrucccmeh?>> biascica.

<<Ma cosa cazzo..? Ma cosa cazzo..?>> ripetere senza sosta il tizio vicino a me, guardando sgomento il suo amico.
Il panico serpeggia tra la folla, nei film a questo punto c'è la dissolvenza in nero e si passa direttamente alla scena in ospedale dove si scopre se quello che era a terra è vivo o morto.

Le ragazze intanto si sono allontanate di qualche passo e parlottano tra loro. Forse temono che il tossico sdraiato sulla sabbia possa contagiarle.

<<Ci vediamo alla macchina!>> urla Ronny. E' già lontano, che corre senza voltarsi indietro. Figlio di una gran cagna.

<<Dove sta andando?>> chiede spaesato uno dei ragazzi.
<<CHIAMATE UN'AMBULANZA O QUESTO MUORE!>> sbraito.

Finalmente qualcuno estrae il cellulare. Mentre compone il numero, prendo una decisione drastica. Scatto di colpo, sfreccio sulla sabbia alzando nuvole di granelli dorati e mi infilo in una viuzza. Alle mie spalle sento urla indignate e confuse. Le ignoro.

Percorro vicoli bui correndo come un matto, le mie scarpe non sembrano toccare il terreno. Il mondo che mi scorre davanti è una veloce confusione di luci e colori. Qualche minuto dopo sono arrivato alla macchina.
Ronny è tranquillamente seduto sul cofano, che fuma una sigaretta e mi guarda caracollare verso di lui. Ha un ghigno obliquo sul viso. Ho visto teneri cagnolini addormentati che sembravano più agitati di lui.
Dovrei sentirmi furioso, ma non posso fare finta che vederlo non mi faccia tirare un sospiro di sollievo.

<<Bastardo!>> urlo puntandogli il dito contro.
<<Hahahahahahahahahah>>
<<Che cazzo ridi!>>
<<Hahahahaha!>>
<<Sei una testa di cazzo te, io lo sapevo che sei una testa di cazzo. Sei proprio una testa di cazzo>>
<<Scusa scusa.. Hahahah! Allora, che è successo?>>
<<Hanno chiamato l'ambulanza>>
<<Bene! Chissà che non schiatti prima che arrivi>>

Tiro fuori le sigarette di Albi dalla tasca e me ne infilo una in bocca. Provo ad accendermela ma ho le mani che tremano e l'accendino cade e rimbalza sotto all'auto.

<<Porcodio!>>
<<Hahahahahah! Ecco, tieni qua>>

Prendo lo Zippo di Ronny e mi accendo la sigaretta. Bastano due boccate furiose e mi sento già più calmo.

<<Mi sono cagato addosso>> ammette Ronny, <<Che cazzo si faceva se ci moriva davanti? Eh?>>
<<Non lo so>> borbotto. <<Potevamo lasciarlo là, al limite>>

Ronny mi lancia un'occhiata dubbiosa.

<<No, dicevo per dire. Cazzo non voglio neanche pensarci>>

Rimaniamo in silenzio a fumare. Poi senza dire una parola apro la portiera e salgo in macchina. Qualche secondo dopo Ronny si mette al volante, accende l'auto e partiamo.

La stanchezza è come una coperta pesante e calda avvolta attorno alla testa. Per un po' parliamo di cosa è successo, dapprima con maggiore foga, poi sempre meno, fino a che non esauriamo argomenti e speculazioni. Le strade sono deserte e viaggiamo piano, senza fretta. Ogni sobbalzo dell'auto è come una doccia di acqua gelata. Dalla radio esce Cosmic Dancer dei T. Rex.

Un'ora dopo siamo arrivati. Ronny sale le scale dietro di me, i nostri passi pesanti rimbombano nel silenzio del condominio. Entro in casa e mi lascio cadere sul divano. CRISTO CHE GODURIA. Il mio culo ringrazia, le gambe indolenzite pure. Domani sarà una giornata di merda, penso guardando con odio l'orologio appeso alla parete.

Ronny lancia sul tavolino di fronte a me un pezzo di fumo. Risponde al mio sguardo esasperato con un'alzata di spalle. <<Fai una canna, che poi vado a dormire. Ho un mal di testa del cazzo>>

Non ho la forza di reagire. Prendo le cartine, inizio a rollare.

La domenica è finita. E' ora di spegnere le luci.

Buonanotte.




Fine


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