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14 ottobre, 2014

Una serata assieme a Satana, alla ricerca della felicità




Ero in cucina a bere thé alla pesca direttamente dalla bottiglia quando ecco che entra Satana. Si avvicina, mi toglie la bottiglia dalle mani e la butta per terra. Poi mi guarda e chiede "Un po' di coca?"
Cosa dovevo dirgli? La coca di Satana non è roba che provi tutti i giorni.


  Poi ce ne siamo usciti, belli sorridenti e elettrizzati, e siamo andati a bere. Ci siamo seduti al bar e non abbiamo staccato il culo dalla sedia fino a che non abbiamo finito i soldi. Ogni rutto era un concentrato di alcool e monossido di carbonio. Quando sono finite le sigarette abbiamo deciso che era ora di alzarsi.
  Ci siamo messi a chiedere da fumare a chiunque. Poi, non mi ricordo come (nemmeno Satana se lo ricorda, ma quello non si ricorda mai un cazzo) ci siamo trovati a discutere di serie tv americane con questo gruppo di ragazzi e ragazze in evidente stato confusionale.
Ci hanno invitati a una festa a casa di un loro amico.
  Io ho guardato l'ora: le 2 di notte. Poi ho alzato la testa e ho guardato Satana, con l'aria di chi ha deciso che è tempo di finirla. Lui mi stava già fissando con quel sorriso che mi fa sempre incazzare. Sembrava che sapesse cosa stavo per dire e non vedeva l'ora di prendermi per il culo. O forse si sarebbe limitato a scuotere la testa e alzare gli occhi al cielo. In ogni caso, ho deciso di stupire lui e me stesso.
  "Andiamo a questa festa, perché no" ho detto.
Satana mi ha dato una pacca sulla schiena e non ha detto niente, ma si vedeva che era sollevato.
  Nella macchina di non so chi mi ritrovo a dividermi una canna con Satana e un tizio col cappellino della Obey che non fa altro che cambiare canzone alla radio e rimestare i CD nel cruscotto. Alla guida c'è una ragazza riccia che ride e non stacca un secondo gli occhi dalla strada. La canna è proprio quello che non ci voleva a quest'ora, mi toglie le energie come un'anestesia.



  Quando arriviamo alla festa e scendo dall'auto ho già voglia di tornare a casa. Satana vede che sto un po' così e mi ricorda che c'è rimasta un po' di coca. E poi non potrei tornare neanche volendo: la tipa che guidava è già sparita in mezzo alla folla.
  Io e Satana ci facciamo una striscia. Poi, rinvigoriti come Alex e i suoi drughi dopo un sorso di lattepiù, passiamo dieci minuti a ridere del tizio col cappellino da baseball. Cristo, ma questa è davvero la nuova generazione? Poi però conveniamo che anche io e Satana eravamo degli idioti qualche anno fa.
  Scivoliamo come ombre ninja in mezzo alla gente schiamazzante armata di birre in lattina che popola questo umido lembo di terra sul quale qualcuno ha sistemato in ordine sparso una console e diversi tavolini coperti di alcolici. Alcolici perlopiù finiti, e già ci innervosiamo.
  Gironzoliamo e riusciamo a raccattare due birre. Miracolo. Le teniamo ben strette, come fossero torce e noi fossimo esploratori in una caverna buia. Poi, toh che coincidenza, troviamo Gianni e Pinotto: sono in avanzato stato alcolico e da quel che raccontano sembra quasi che siano loro i responsabili principali della grave penuria di alcolici a cui è giunta la festa.
  Alla fine Gianni tira fuori una canna. Pinotto reagisce con un sorriso stanco e dolce che mi ha ricordato quello rassegnato di mia madre quando ha realizzato che no, non mi sarei mai più alzato alzato alle dieci di domenica mattina per andare a messa porcodio.
Satana al contrario si illumina come un albero di Natale, se solo gli alberi di Natale avessero voglia di farsi le canne.
  Dopo l'ennesima barzelletta razzista di Pinotto che ci fa tanto ridere ma per chissà quale motivo deve specificare che lui personalmente non è razzista come se la polizia anti-razzismo fosse in agguato dietro a un cespuglio pronta a farci il culo a tutti manco fossimo un gruppo di naziskin che preparano un linciaggio (ah, comunque: cosa fa un ebreo davanti a un posacenere? Guarda l'album di famiglia) ci separiamo e ognuno continua a vagare senza meta per la propria strada.



  Le ore seguenti sono un morbido sogno dorato: ricordo solo che ho vagato nell'umida frescura di quel giardino popolato di sagome sorridenti, avanzando nell'erba bagnata sulle note di cento e più canzoni da discoteca che parevano musica classica, aggrappandomi alle spalle di Satana (che, per inciso, era frizzante ed energico come Ercole al suo primo giorno delle dodici fatiche) e lasciando che la notte piena di promesse ci portasse dove voleva.
Ricordo il sapore della birra, la risata degli ubriachi, la fiamma di mille accendini e i mille colori di mille pacchetti di sigarette diversi che si aprivano. Ho avuto conversazioni lunghe e brevi, sempre più amichevoli e sempre più nervose e febbrili e ansiose man mano che l'alba si avvicinava, come se la luce de sole fosse l'acido che avrebbe dissolto la nostra momentanea amicizia da vampiri.
  Satana mi ha sorriso a un certo punto e ha indicato una ragazza stesa su una panchina, sfinita dopo l'ennesimo bicchiere. Un amore di ragazza, bella come la luna d'estate e ubriaca come un barbone alla stazione dei treni. Dormiva a bocca aperta, incurante di tutto e tutti, con le mani intrecciate sulla pancia e i capelli lunghi che scendevano come una cascata e toccavano gli steli d'erba zuppi di rugiada. Vicino a lei, tante lattine di birra vuote e un tizio che fumava una sigaretta guardando gli alberi sopra di lui. Le teneva una mano appoggiata sulla caviglia e la accarezzava piano, come fosse stata un cucciolo di cane. Erano amici, amanti, fratello e sorella, compagni di classe, sconosciuti, colleghi di lavoro, spacciatore e cliente, vittima e carnefice, cugini, fantasmi?



  Satana sorrideva guardandoli e ho sorriso anch'io. Poi ci siamo fatti l'ultima striscia di coca della serata. Gianni e Pinotto ci hanno dato uno strappo, lasciandoci davanti alla porta d'ingresso con mille saluti e promesse di nuove e mirabolanti feste che non si sarebbero mai realizzate.
  Sono entrato e sono andato in cucina a bere qualcosa. Il thé alla pesca era ancora per terra, ne era rimasto giusto un sorso. L'ho raccolto, mi sono girato verso quel vecchio diavolo di Satana e gli ho passato la bottiglia.


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