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08 ottobre, 2014

Arriva l'inverno, fuori piove e qui dentro si muore

Nella solitudine il solitario divora se stesso.
Nella moltitudine lo divorano i molti.
Ora scegli.
(Friedrich Nietzsche)



Devi scegliere come vorresti morire prima di uscire di casa.


E così sei al terzo bicchiere dopo i primi cinque bicchieri e mentre accendi la sigaretta che avevi deciso di non fumare due minuti prima ecco che ti ritrovi a pensare "Che cazzo sto facendo?".
In verità non è così, perché pensare implica che dietro ci deve essere stato un qualche tipo di ragionamento, quando in verità tutto quello che hai fatto fino a quel momento è stato buttare giù alcool aspettando di sentirne il calore.
Che cazzo sto facendo? E' una domanda che scritta nero su bianco sembra più importante di quello che è. In verità è più una sensazione soffocata che non si forma mai completamente ma se ne sta in un angolo a tirare sassolini contro la tua finestra e poi scappa via quando ti decidi a prestarle attenzione.

Sei in un parcheggio male illuminato da qualche lampione preistorico in compagnia di una, due o anche cinque o sei ombre familiari (le hai già viste le sere precedenti, vi siete scambiati sigarette e commenti) e mentre ti sforzi di portare avanti una conversazione decente con queste ombre (per conversazione decente si intende 1. che consista in più di quattro scambi di battute e 2. che almeno a qualcuno dei partecipanti interessi davvero l'argomento) ti rendi conto che è tardi, ma non tardi secondo il fuso orario, è più un tardi di quelli che le ultime ore sono volate e tu stai ancora aspettando che succeda qualcosa.
Sono le due, tra un po' piove e si va tutti a casa.

Il giorno dopo ti alzi dal letto, vai a pisciare e poi inizi con calma ad aspettare la sera.
Mangi, caghi, accarezzi lo schermo del cellulare con disperato interesse. Le ore si trascinano lente, tanto che non sapresti dire quando hai iniziato a fare la cosa inutile che stai facendo ora e poco ma sicuro non hai la più pallida idea di quando smetterai di farla.

Il sole cala, il buio arriva come un felino e di colpo il residuo della tua adolescenza felice che vive da qualche parte dentro al tuo cuore stanco comincia ad agitarsi e a urlare "E' quasi l'ora! E' quasi l'ora!".
Come prima di uscire per il festone di capodanno, come quando apri la bustina di figurine prese in edicola, come quando guardi la pubblicità prima della nuova puntata della tua serie del momento, così ti ritrovi a sognare da sveglio.

Finalmente esci, abbandoni le mura domestiche e il carico di noia e sensi di colpa di cui sono rivestite e ti avventuri nel mondo là fuori. Qualche ora dopo appare la scritta INIZIO SECONDO TEMPO e ti ritrovi in un parcheggio male illuminato e non importa che tu sia da solo, o in compagnia, o in compagnia sentendoti solo o da solo in compagnia dei tuoi fantasmi. Nietzsche ha ragione, la lezione è semplice, alla fine si tratta di rendersi conto che il risultato non cambierà.

Ah, ma il momento della scelta, è quello il bello! Quando decidi inconsciamente di che morte vuoi morire, e ti gusti quella sensazione di controllo. E così bello che dura meno di un attimo, e a dire la verità non sai neanche se esiste davvero.

Noi siamo tutti nella stessa barca che affonda e non ci prendiamo neanche la briga di dircelo, ma ci guardiamo e alziamo il bicchiere e lo facciamo tintinnare. I fascisti hanno il braccio teso verso l'azzurro cielo italico che riempie d'orgoglio i loro cuori, i cristiani un rapido movimento a X eseguito con la mano che ricorda la dolorosa morte del loro idolo, noi abbiamo il cozzare del vetro che ci rende uniti dentro a un bar.

Sono le due, inizia a piovere e si va tutti a casa, che domani sera è un'altro giorno.


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