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03 luglio, 2014

PK di nuovo in edicola: la recensione di "Potere e potenza" episodio 1


Negli anni '90 c'era una serie di albi a fumetti su Paperinik.
Si chiamava PKNA - Paperinik New Adventures, e aveva dalla sua parte un sacco di pregi che il resto dei prodotti Disney nostrani non avevano: il tono generale era più adulto, la trama proseguiva numero dopo numero e i personaggi non erano semplici macchiette ma si evolvevano nel tempo.
Inoltre c'erano robuste dosi di ironia e violenza (Paperino che picchia alieni non è esattamente roba che si vedeva tutti i giorni), due cose assolutamente nuove e assolutamente sconvolgenti per la maggior parte dei lettori.



Il caro, vecchio Paperino alle prese con problemi quotidiani

Un fumetto per adolescenti e, perché no, per adulti. Qualcosa a metà strada tra Topolino e Dylan Dog, un nuovo modo di guardare all'immaginario Disney dove tutti i personaggi sono costretti a ripetersi immutati nei secoli a venire e le storie sono poco più che variazioni sul tema.

Leggere PKNA ti faceva pensare che anche quei teneri animaletti con i guanti colorati una volta finita la giornata di lavoro riuscivano a comportarsi in modo più umano. Era facile immaginarsi Topolino che, dopo aver passato la giornata a indagare su un caso, se ne torna a casa stanco e nervoso e si sdraia sul divano con una birra e magari molla pure una scoreggia o due, infischiandosene di Gambadilegno e delle sorti di Topolinia.

Finalmente potevamo vedere l'altra faccia della luna: Paperino non era solo un disoccupato con tanta sfiga che bisticciava con Gastone e cannava appuntamenti con Paperina, non era solo uno zio isterico alle prese con tre marmocchi agitati, non era solo un nipote remissivo maltrattato da un riccone con la tuba.


"Capita a tutti di pensare. Un po' di TV e passa."

Paperino era anche Paperinik, un "uomo" comune con un profondo senso di giustizia che nel suo piccolo cercava di combattere quello che c'era di sbagliato nel mondo (e nell'universo, e su Xerbia) e nel farlo affrontava persone terribili (e non l'innocua banda Bassotti) e si trovava faccia a faccia con imprese più grandi di lui.
Paperink rappresentava la metà umana di Paperino: un papero mediocre e irascibile che deve imparare ad adattarsi e smetterla di strepitare e pestare i piedi per terra sperando che le cose si risolvano da sole, e che a seconda della situazione sa essere coraggioso, e calcolatore, e sarcastico, un papero responsabile che sa pianificare e sa interrogarsi su cosa gli succede attorno. Anni luce lontano dal perdigiorno bonaccione a cui siamo tutti abituati.
Il Paperink (e il Paperino) di PKNA era il primo esempio di personaggio Disney a tutto tondo, che all'epoca (ma pure oggi) è qualcosa di elettrizzante, una vera e propria fuoriuscita dagli schemi classici ormai datati.


E finalmente, dei paperi di colore. Se li vede Nonna Papera...

PKNA fu un esperimento riuscitissimo.
I fan di Pikappa si chiamavano Pkers, un gruppo eterogeneo e affiatato che, con la complicità dei responsabili del progetto PkTeam, in breve tempo formarono una comunità vivace e appassionata che sopravvive ancora oggi, a distanza di anni dall'ultimo numero uscito in edicola.

Poche ragazzi da quelle parti.
Carzelloddi incappucciati.
Criceti.
Yostly.
Cyssa! Grabbaga Plutz!

Magari a qualcuno questa serie di parole sembrano solo un'accozzaglia senza senso, ma per un pkers sono come le preghiere che imparavi in chiesa da piccolo e non sentivi da tanto tempo.
I pkers erano i primi veri e propri nerd italiani, in un'epoca in cui Internet era ancora privilegio per pochi.

Luglio 2014. Questa settimana è uscito il nuovo PK.




La serie, interrotta da tempo, è tornata in vita grazie all'interesse della direttrice di Topolino Valentina De Poli e di alcuni vecchi membri del PkTeam.

La prima storia si intitola "Potere e potenza", e solo al titolo scorrono brividi di nostalgia.
E' uscita sul Topolino numero 3058, scritta da Francesco Artibani, disegnata da Lorenzo Pastrovicchio e colorata da quel tonno di Max Monteduro.

Di cosa parla? Semplice: di come il vecchio mantello abbia deciso (o dovuto?) indossare nuovamente la maschera per tornare a combattere i suoi nemici di un tempo, gli Evroniani.


Mezzi di trasporto evroniani. Per non farsi notare.

Potete tirare un sospiro di sollievo: la continuity è stata rispettata.
Paperino non si è svegliato un giorno per caso e ha deciso che sarebbe stato divertente farsi un giro con la Pikar. Gli autori hanno fatto le cose in grande e le hanno fatte per bene: il buon vecchio Razziatore con la sua mania dei viaggi nel tempo è tornato nel ventesimo secolo per avvertire Pikappa del pericolo Evroniano.
Oltre a lui, c'è anche un altro alleato dei tempi d'oro: Odin Eidolon, la forma meno amata ma sempre apprezzata dagli amanti delle intelligenze artificiali di nome Uno.

I cattivi? Tutte vecchie conoscenze. Non faccio nomi, ma sono sicuro che molti avranno un sussulto leggendo. C'è da dire che uno dei cattivi me lo ricordavo più grasso, ma si vede che nelle prigioni del Dept.51 la mensa lascia a desiderare...

La storia promette bene. Non sto gridando al miracolo: è chiaramente scritta per far contenti i vecchi fan ma soprattutto per invogliarne di nuovi. Ed è giusto che sia così: i pkers rimasti sono pochi e non si può contare solo sulle loro forze per riuscire a ottenere grandi vendite. Servono nuove menti da plasmare.


"Non sono programmato per l'umorismo. E, comunque, non di primo mattino!"

Molti ne rimarranno delusi, ma è comprensibile che dopo anni e anni di silenzio non si potesse ripartire da dove si era rimasti senza perdere un po' di tempo a gettare le basi per i novellini. Esistono logiche commerciali che non si possono ignorare, e sarebbe bene ricordare che un fumetto, prima di tutto, deve vendere: non si può pretendere che tutto torni come prima fregandocene dei nuovi lettori, e chi si lamenta è un'ingenuo o uno stupido. Anche loro hanno bisogno di farsi un'idea su PK, di entrare nel vivo, di conoscere i personaggi e le storie che ci stanno dietro.

Sia chiaro: la storia funziona. E' uno spiegone, un riassunto, un'introduzione. Chiamatela come volete, resta il fatto che fa il suo sporco lavoro.
Non siamo davanti a un Trauma (PKNA #10) o a un Frammenti d'autunno (PKNA #22), ma sarebbe stato ridicolo pretenderlo. Rimane comunque un ottimo punto di partenza e l'atmosfera che trasmette è che ci sia molto altro da raccontare: se tutto va come previsto non c'è motivo perché non si possa ritornare ai fasti di un tempo. Una bella spolverata e via, è tutto pronto, gli ingranaggi si incastrano come una volta e il tempo trascorso non ha lasciato segni irreversibili.


"Una copertina senza Pikappa? Questo numero farà schifo."

I disegni e i colori sono eccellenti. Non serve dire molto di più: se dovessi trovare un difetto direi che la carta su cui stampano Topolino non rende giustizia alle splendide tavole, ma questo è un problema sciocco che si risolverebbe nel caso di una futura pubblicazione su un albo a parte.

Non abbiamo più quindici anni. Non ne abbiamo più neanche dieci, se è per questo.
Leggere PK adesso non è come leggerlo a quell'età: è addirittura meglio, perché anche se siamo più vecchi basta tornare alla Ducklair Tower per sentirsi di nuovo ragazzini. Poche cose fanno un effetto simile.

Sei un vecchio pkers? Non credo che rimarrai deluso.
Sei un novellino? Io credo che ti divertirai. Se fossi un tredicenne e leggessi una storia del genere sono certo che ne rimarrei affascinato e vorrei saperne di più.

I presupposti ci sono tutti. La settimana prossima esce il secondo episodio, incrociamo le dita. Si balla!

(E per favore, qualcuno resusciti anche Mickey Mouse Mistery Magazine.)


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