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28 luglio, 2014

09. E dopo la rissa, ce ne uscimmo a riveder le stelle



***

<<Dai, lascia perdere>>
<<Io lo rovino>>
Ronny si fa strada tra la folla tirando spallate a chiunque. Io lo seguo senza troppo entusiasmo. Dovrei essere preoccupato, ma la cocaina me lo impedisce.

Rudy è con due tizi, stanno chiacchierando con una Becks in mano. All’improvviso lo vedo che si guarda in giro e riconosce la figura minacciosa che si sta dirigendo verso di lui. Ronny gli si piazza davanti a gambe larghe e sporge la testa come una tartaruga fuori dal guscio.
Io e i due tizi facciamo un rispettoso mezzo passo indietro e ci scambiamo occhiate impassibili.


<<Come sta Camilla?>> chiede Ronny. Non riesce a smettere di digrignare i denti.
<<Ronny vaffanculo, lo sai che non la sento più.>> Rudy indietreggia e distoglie lo sguardo
<<Cazzo se lo so. Non l’hai più chiamata>>
<<E che cazzo dovevo dirle? Lei è con te, io non voglio problemi>>
<<Lei era con me ma te la sei scopata lo stesso>>

Rudy non risponde. Stringe e allenta la presa sulla bottiglia di Becks, le dita che si agitano come le zampe di un ragno.
<<Potevi almeno fare una chiamata per sapere se era andato tutto bene. Lo sapevi quando ci sarebbe andata>>
Rudy insiste nel suo silenzio.
<<Lo sapevi, sì o no?>> ringhia Ronny e fa un passo in avanti.
<<Vaffanculo>> mormora Rudy. E alza la testa.

Quando sta per arrivare un temporale nell'aria c’è quell'atmosfera particolare per cui ogni lampo è un segnale e ogni fruscio di vento trasmette allarme.
Ecco, i momenti prima di una rissa ci assomigliano. Le parole sono come schiaffi invisibili e il tono usato è la forza che si mette nel tirarli.
Un movimento brusco, un’occhiata storta, sono tutti segnali della tempesta.

<<E perché non l’hai chiamata?>>
<<Perché non sono cazzi miei! Vaffanculo Ronny, che cazzo vuoi da me? La volevi, no? E ce l’hai! E’ tua, io non la voglio. Cosa vuoi da me, sul serio?>>
C’è un attimo di pausa.
<<Nessuno l’ha costretta a farlo>> sputa fuori Rudy.
Nell'arena cala il silenzio. Ronny sussulta come se l’avessero punto.

<<Lei ci teneva>> dice Ronny e non abbassa lo sguardo. In questo momento lo ammiro come mai mi ricapiterà di nuovo.
<<Rudy, dai, andiamo via>> fa uno dei tizi allungando il braccio verso di lui.
<<Fatti i cazzi tuoi>> dico io prima ancora di accorgermene. Non mi volto a guardarlo, non ce n’è bisogno: il tizio ritrae la mano ancore prima che arrivi a metà strada.
<<Ma vaffanculo. Andiamo via>> sbotta Rudy e fa per allontanarsi.
Adesso inizia.

Ronny scatta in avanti e gli poggia una mano sulla spalla, lo sposta di peso e con l’altra mano chiusa a pugno lo colpisce al naso. Intanto, io e gli altri due a guardarci la scena come a teatro.

Poi inizia il balletto. Ci scagliamo verso di loro, cerchiamo di separarli, ma sono due animali rabbiosi.
Rudy fa mulinare le braccia e colpisce al volto i due tizi, che si portano la mano al viso e bestemmiano. La scena sarebbe anche comica e  mi fermerei volentieri a farmi due risate se non stessi cercando di trattenere un Ronny che ha pippato troppe raglie e deciso a difendere l’onore di quella troia della sua ragazza.

<<Ronny sta fermo!>>
<<Ti ammazzo!>> urla lui e inarca la schiena come uno stronzo sulla sedia elettrica. Io vengo sbalzato in là.

I due novelli pugili si corrono incontro e quando cozzano tra di loro è un’orgia di botte e urla soffocate. Io guardo i due tizi e loro guardano me, è il momento di finirla.
La folla di tedeschi e ragazzini ubriachi attorno a noi ha creato un piccolo spazio vuoto circolare al centro del quale ci stiamo esibendo per la gioia dei loro occhi.
Nessuno tenta di fermare questa piccola rissa tra amici ma d'altronde tutti affermeranno di averlo fatto quando gli verrà chiesto dai poliziotti.
Ed è proprio la polizia che mi preoccupa. Vedo già qualche padre di famiglia dal cipiglio severo che osserva la scena e impugna il cellulare, pronto a invitare alla festa gli amici in divisa.

Stavolta me ne sbatto di fargli male o di farne a me. Afferro Ronny per i fianchi e lo scaravento alla mia destra. Lui rotola per terra e la folla si agita un po’, facendogli spazio affinché riesca ad assaporare meglio l’asfalto sulla pelle.

Nel frattempo i due tizi si sono divisi i compiti e sono riusciti a impossessarsi delle braccia di Rudy, adesso lo tengono fermo mentre continua a sbraitare minacce.
Io vado verso Ronny che si sta rialzando. Lo guardo negli occhi, e con il tono di voce più autoritario possibile gli dico che adesso andremo via.

Di colpo si calma, annuisce e si volta dal'altra parte. Si fa largo tra la gente, senza voltarsi indietro, quasi correndo.
Lo seguo.
Camminiamo in silenzio. Ho le mani che tremano e mi viene da vomitare.
Imbocchiamo una laterale e la percorriamo fino in fondo. Sbuchiamo davanti alla spiaggia.

La luna è piena e si riflette sul mare. Il rumore delle onde è come una favola. Ci sono poche coppiette che vagano sulla sabbia, illuminate appena, tenendosi per mano, a debita distanza dal fracasso. Vorrei essere come loro, a passeggiare un po' con Angela  prima di stenderla su uno sdraio e toglierle i vestiti.

Senza una parola ci dirigiamo verso un chioschetto poco distante, dal quale arriva una musica spagnola e schiamazzi.

<<Beviamo qualcosa e poi torniamo a casa>> dico io, non sapendo cosa dire.
<<Va bene>> mi risponde.
<<Dovevi lasciar perdere. Con tutta quella gente attorno..>>
<<Lo so>> sospira lui. E’ un sospiro pieno di stanchezza. Poi sorride e mi guarda. <<Vorrei farmi un'altra riga>>

Arriviamo al chioschetto: piccolo, male illuminato, pieno di tavolini di plastica ai quali siedono ragazzi e ragazze intenti a chiacchierare. Le sigarette brillano, e riconosco la canzone: è una di quelle del Ciclone, e mi ritrovo a chiedermi che fine abbia fatto Natalia Estrada.

<<Che fine ha fatto Natalia Estrada?>> chiedo.
<<Guarda, c’è Angela e la sua amica>> mi fa cenno Ronny.

E’ vero, sono proprio loro. Sedute a un tavolino assieme a due ragazzi. Stanno tutti bevendo qualcosa con un ombrellino infilato nel bicchiere e ridono.

Sarà l’amore, sarà la droga, sarà che avevo progettato di passare la giornata sul divano a dormire e invece sono le dieci di sera e sono ancora molto lontano da casa, ma rimane il fatto che mi sto decisamente dirigendo verso di loro.

Voglio salutarla, almeno.


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