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23 giugno, 2014

Mondiali 2014: non riesco a trovare un titolo intelligente per questo post


Brasile, giugno 2014.

Il sole scotta, l'aria è calda e umida come una vagina. Da lontano, le baracche colorate delle favelas sembrano tante piccole baracche colorate delle favelas. Per le strade, ragazzini scalzi giocano a pallone e spacciatori con le scarpe vendono loro droghe che servono a non sentire il dolore di giocare a pallone scalzi.

Italia, giugno 2014.

Ogni volta che arrivano i Mondiali tutti quelli che conosco diventano tifosi accaniti. Il che è snervante, soprattutto se di calcio non ti frega niente e hai il cancro.

<<Oggi gioca l'Italia! Se perdiamo siamo fuori.>>
<<Mi passi la bacinella? Devo vomitare, la chemioterapia mi sta...>>
<<Merda, Buffon infortunato! Ha uno stiramento, poveretto.>>
<<...oh cazzo è sangue questo?>>
<<Se lo sarà fatto scopando la D'Amico, ha ha ha!>>




Persino le donne diventano appassionate di calcio. Il Grande Cthulhu si sveglia dal suo sonno cosmico e agitando un mignolo cambia i principi base della Natura, creando singolarità nel continuum spaziotemporale che non possono essere spiegate dalla scienza.

<<Dove andiamo a vedere la partita?>> chiedono le dolci creature con un sorriso ingenuo.
<<Non sai neanche cos'è un fuorigioco.>>
<<C'è proprio bisogno di sapere cos'è un fuorigioco per godersi una partita di pallone della propria nazionale?>>
<<Dipende. Tu hai proprio bisogno di tutte quelle borse per goderti la vita su questa terra?>>

Donne che scoprono la passione per il calcio: questo è solo uno dei tanti aspetti affascinanti dei Mondiali.
Altri aspetti affascinanti: le pornostar fanno sesso gratis con gente comune. Mi viene da pensare che il genere femminile si liberi delle proprie inibizioni quando c'è un evento calcistico di una certa rilevanza.
Pompini agli Europei, inculate ai Mondiali. Torneo di calcio della Via Lattea? Gangbang interrazziali con gli alieni. Lasciatemi sognare.

Da quando abbiamo vinto quelli del 2006, tutti quanti siamo diventati dei competenti allenatori di calcio. Metà dei discorsi da bar finiscono per incagliarsi sull'argomento "Nazionale del 2006", gli occhi diventano lucidi e qualcuno propone un brindisi.

Sarebbe ora di smetterla di parlarne. L'idea di fare paragoni tra la Nazionale del 2006 e quella di adesso è forse l'esercizio mentale più inutile dai tempi del Sudoku.

<<Eh, non c'è storia: avevamo una squadra di campioni. Del Piero, Totti, Cannavaro, Pirlo...>>
<<Abbiamo vinto grazie a Fabio Grosso, un giocatore di fascia medio-bassa che in un'altra linea temporale avrebbe potuto benissimo militare in qualche squadra di serie B per tutta la sua carriera e nessuno se ne sarebbe accorto>>
<<Sì, ma dove andiamo a vedere la partita?>>

Un altro miracolo che avviene solo durante i Mondiali è l'improvviso cambio di colore della pelle di Mario Balotelli, che da nero diventa candido come la neve. Il cittadino medio, razzista e a corto di soldi, durante l'anno vede Balotelli come un negro scansafatiche e superpagato che tromba modelle.

Se l'ottobre scorso chiedevi a Sempronio Rossi "Che ne pensi di Balotelli?" avresti ottenuto come risposta "Intendi Balotelli il padre snaturato che ha messo incinta la Fico e poi se ne è fregato, il Balotelli che passa le serate in discoteca e poi in campo gioca svogliato e se la prende con tutti, o vuoi parlare dell'ultimo taglio di capelli di Balotelli?
(Le acconciature di Balotelli hanno vita propria)

Adesso la risposta è cambiata in: "Balotelli? La speranza dell'Italia, se non combina cazzate". Più che una forma di incoraggiamento, una velata minaccia: "Se quel negro non si comporta bene quando torna a casa sono cazzi".

Grazie ai Mondiali, Balotelli è diventato bianco. Quel tipo di bianco biodegradabile, che sbiadisce un po' a ogni gol sbagliato.

Brasile, giugno 2014.

Domani, martedì 24, l'Italia gioca contro l'Uruguay.
Se perdiamo, siamo fuori.

L'eccitazione è alle stelle, la gente è pronta a indossare bandiere tricolori a mo' di sciarpa come se fossero in una tormenta di neve a gennaio.
Domani si decide il destino della Nazionale. Domani possiamo tornarcene a casa con le pive nel sacco e la consapevolezza che è tutta colpa del solito negro, o possiamo vincere e continuare a sognare un'Italia energica e positiva che sa distinguersi e brillare di luce propria.

Nel frattempo, imprenditori falliti si impiccano a una trave nell'azienda di famiglia e operai disoccupati aprono il gas a mezzanotte. Seven Nation Army, please.


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