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25 giugno, 2014

08. Come "Singin' in the Rain", ma senza rain



***

E’ calata la sera a Rivamare.

Alla sera, non so perché, mi sento sempre più tranquillo. Funziona così anche stavolta, nonostante la coca stia facendo il suo lavoro egregiamente. Mi guardo attorno, estasiato.

La via principale è chiusa al traffico.
Le luci dei negozietti di cianfrusaglie ai lati della strada sono brillanti e attraenti come sirene con le tette grosse. Non sono mai stato bravo con le similitudini. Vecchiette irascibili ci guardano sospettose, del resto noi siamo i giovani d'oggi, quelli che non vanno in chiesa e a ventitot anni devono ancora trovarsi un lavoro - sposarsi - mettere al mondo figli che ripetano le loro gesta generando così un ciclo continuo e immutabile.

Abbiamo spezzato il cerchio, vecchietta di merda, penso guardandone una in cagnesco.

Marocchini sorridenti ci invitano a dare un’occhiata alla loro merce: occhiali da sole cinesi che si romperanno a fine estate, costumi da bagno a fiori, cartoline di saluti con immagini di spiagge incontaminate che non corrispondo alla realtà balneare del luogo.

Cammino tra la folla e guardo questo mare di gente: genitori stanchi che comprano gelati ai bambini, ciccioni sudati che trangugiano fette di pizza, coppie annoiate che si tengono per mano e guardano le vetrine senza interesse. Mi sento il più figo del mondo.

<<Sono il più figo del mondo>> biascica Ronny e io scoppio a ridere. Camminiamo a balzelli nervosi.

<<E allora smette di ciucciarlo e si mette a farmi una sega. Va beh, non dico niente e la lascio fare, vediamo dove va a parare. A un certo punto comincia a grattarmi la cappella con l’unghia>> dice Ronny strabuzzando gli occhi.
<<Con l’unghia?>>
<<L’unghia, l’unghia del pollice>> conferma, serio come un professore.
<<Ahia>>
<<Difatti le ho detto oh, cazzo fai, ma quella mi sorride e comincia a girare con l’unghia attorno alla cappella mentre continua a farmi una sega. E che sorriso aveva. Faceva un po’ male ma ci ho preso gusto, ti dico la verità. Dolore e piacere mischiati insieme, sai, roba del genere. Comunque ero lì lì per venire quando smette di farmi il giochetto con l’unghia e mi prende le palle e me le strizza. Ho tirato una fila di bestemmie>>
<<Va beh, una psicopatica. E tu?>>
<<Ma niente, l’ho girata e ho provato a metterglielo nel culo. Non entrava>>
<<Titoli di coda>>

Continuiamo a camminare. Che aria di festa. Ho il cuore che mi pompa nel petto e mi squassa la gabbia toracica.

<<Fortina quella roba>> dico io, eccitato.
<<Bah>> è la risposta di Ronny. Si accende una sigaretta, l’ennesima. <<Una volta l’ho provata pura al settanta per cento. Quella era forte. Ce l’aveva un amico di Tony, il marito di mia sorella. Al suo addio al celibato>>
<<E?>> chiedo, affascinato mio malgrado. E’ sempre così con Ronny, lui è sempre un passo avanti sul sentiero della gioventù bruciata.

Una volta eravamo fuori dal baretto e Paolone se ne era venuto fuori con la storia che aveva tirato di bamba:

1) a Milano
2) sul tavolino di una discoteca
3) in mezzo a tutta la gente del locale,

e noi lì a fare OOOH e AAAH, e allora Ronny  finisce la birra, lancia via la cicca e con la calma di un colonnello in pensione dice che una volta lui e un suo amico hanno tirato di bamba a centoventi all’ora in autostrada al confine con la Germania con una macchina della polizia dietro gli che faceva segno di fermarsi.

<<Sì come no. E voi?>> aveva chiesto Paolone, incazzato.
<<Ci siamo fermati, ci hanno perquisito, e ce ne siamo andati>>
<<Perché cazzo avete tirato se avevate la polizia che vi correva dietro?>>
<<Mica la potevamo buttare, sai quanto era costata. E in più abbiamo fatto sparire le prove, coglione>>
Paolone con la storia della discoteca a Milano pensava di fare il figo ma gli è andata male. Ma torniamo al presente.

<<E?>> chiedo, affascinato mio malgrado.
<<E mi sembrava di essere impazzito, tutta la sera con la mascella che andava su e giù. Alla fine ho rotto il naso al marito di mia sorella>>
<<Non ci credo. Aveva detto di essere caduto dalle scale>>
<<Sì, lo so. Al matrimonio sembrava un coglione con quelle bende, ah ah ah!>>

Arriviamo in Piazza Verdi. Un casino di gente. Mi viene in mente che dovrebbe esserci anche Angela, persa da qualche parte.

<<Andiamo in spiaggia. Ci beviamo qualcosa a un chioschetto>> dico.
Ronny non risponde. Sta fissando qualcosa o qualcuno tra la folla e digrigna i denti come un cane. Spero che sia per colpa della coca.
<<Ronny?>>
Mi risponde senza staccare gli occhi dal suo bersaglio. La sua voce è piatta e inespressiva.
<<C’è Rudy>>

Rudy. Cazzo, non adesso, penso io.
Rudy, Ronny e la bamba. Qualcuno finirà in ospedale stasera e spero tanto di non essere io.


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