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15 giugno, 2014

07. Zero coccole dopo il sesso



***

<<Sì sì sì!>>
Urla femminili dall’altra stanza.
<<TI PIACE PUTTANA!>>
Okay, quest’ultimo era Ronny.

Ho un indigeno che suona un tamburo nella mia testa e la bocca impastata come se avessi leccato asfalto fresco con l'entusiasmo di un cane che lappa acqua in pieno agosto. 

Scendo dal letto e sbatto il ginocchio contro il comodino. PUTTANAMERDA. Barcollo fino al corridoio. Intravedo uno scorcio del salotto: il pavimento è coperto di sigarette spente e bicchieri sporchi. Nel mezzo, due bottiglie di Sambuca vuote fanno la guardia.

Dall'altra camera si sente cigolare il letto. Poi dei muggiti, infine il silenzio.
Busso.


<<Un attimo!>> ridacchia Ronny.
<<Coglione, sono io>>
<<Ben svegliata principessa. Aspetta che ti apro>>

Rimango in attesa, dopo qualche secondo la porta si spalanca e un Ronny  in boxer e catenella di finto argento mi sorride col suo ghigno storto. Dalla camera fuoriesce una zaffata di sudore e fumo.

<<Cha faccia che hai. Ti sei ripreso un po’?>> mi chiede. Io guardo nella stanza, c’è una forma sotto le lenzuola che non riesco a distinguere, e forse è meglio così.
<<Esci un attimo?>> chiedo.
<<Va beh>>

Ci spostiamo in cucina. Ronny si stende sul divano e comincia a grattarsi il pacco.

<<Madonna che trombata. Tu invece? Cazzo, a un certo punto volevo entrare anch’io. Certo che capitano tutte a te! Dai racconta>>
<<Ronny, chi c’è di là?>>
<<Non te lo ricordi?>> fa lui, sogghignando. <<La bionda, quella con le mutandine rosse>>

La bionda. Di colpo mi sento come se stessi scivolando verso una voragine.

<<Angela?>> chiedo, con una voce che non sembra la mia. <<C'è Angela?>>
Ronny mi guarda perplesso, poi scoppia a ridere.
<<Macché Angela! Quella se n’è andata da un pezzo, insieme con l’altra, la moretta incazzosa. Certo che tu non ti ricordi mai un cazzo. Dovresti bere di meno>>

Mi trattengo dal rifilargli una rispostaccia e cerco di fare mente locale. No, nessun indizio.

<<Ma di chi cazzo parli?>>
<<Ma dio bono, la biondina che è arrivata per ultima, quella della Sambuca! Quella con le mutande rosse, dai, non puoi non ricordarti. Vi siete chiusi in bagno insieme a pisciare e quando sei uscito hai urlato a tutti che ce le aveva rosse>>

Io mi sforzo, ma niente, ho una gara di fuochi d’artificio in testa.

<<Allora, con quelle due? Dimmi che si sono leccate. Hai fatto qualche foto?>>
<<Ronny, che cazzo, sta zitto un attimo>>
<<Comunque dobbiamo andarcene. Abbiamo lasciato il macello qua dentro, e voglio bere qualcosina prima di tornare a casa>>

Vado verso il lavandino, mi chino e metto la testa sotto l’acqua fredda. Bevo quel liquido benedetto che mi sciacqua la bocca incrostata e mi scende come neve giù per la gola in fiamme. Va già meglio.

<<Ma Angela dov’è?>>
<<Te l’ho detto, se n’è andata con l’altra. Tornavano in Piazza Verdi>>
<<Ma perché?>>
<<Che cazzo ne so, a un certo punto piangeva pure, non so cos’è successo. Ti vuoi muovere? Dobbiamo andare>>
<<Che ore sono?>> chiedo, frastornato.
<<Le nove>>
<<Cazzo. Va beh, salutiamo le ragazze e andiamo, ok?>>

Torno in camera e guardo Eleonora e Melissa che ronfano nude, immerse in un sonno di alcool e sesso.

<<Noi ce ne andiamo>>

Nessuna delle due dà segno di volersi svegliare dal coma. Tiro fuori il cellulare, faccio un breve video e una manciata di foto, poi esco e torno in cucina. Ronny sta fumando una sigaretta e frugando nei cassetti.

<<A posto. Andiamo?>>
<<Mmm, aspetta. Guardo se c’è qualche euro>>
<<Ronny porcodio, andiamo. Hai proprio voglia di far incazzare la polizia oggi eh?>>
<<Ma che ti frega, sono ubriache perse. E poi mica le rivediamo. Ah-ha!>> tuona Ronny, ed estrae dal fondo di un cassetto un tubetto di Pringles, di quelli piccoli.
<<Patatine, bravo. Adesso andiamo prima che si sveglino?>>

Ronny apre il tubo di Pringles e ci guarda dentro. I suoi occhi diventano lucette su un albero di Natale.

<<Lo sapevo>> sussurra con il sorriso obliquo del serial killer che vede la chiave nella serratura della cella, e mi par di sentire un lupo che ulula in lontananza.

Tira fuori la mano dal tubo di patatine, sventolando una bustina di plastica piena di polvere bianca.

<<Lascia stare, non sai cosa può essere>> tento io, ma ho come la sensazione che le narici mi si siano allargate spontaneamente.
<<E cosa vuoi che sia, zucchero di scorta? E’ la coca del padre, mi pare ovvio>>

Ci facciamo due righe e forze invisibili che non sapevo di avere ritornano a fluire nel mio corpo. Fatica e sonno e residui di altre droghe sono spazzati via da una corrente elettrica. Sono diventato un vulcano attivo.

<<Dai, andiamo>> sibila Ronny tirando su col naso.


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