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22 maggio, 2014

05. Vodka e fanciulle

( Capitolo 01 - Capitolo 02 - Capitolo 03 - Capitolo 04 )




Il Chicaboom è un locale a metà tra un bar americano anni ‘50 e un tugurio messicano. Entriamo e veniamo accolti da un’ondata di caldo, sabbia e canzoni house di sei mesi fa. E’ quasi deserto, del resto manca ancora qualche ora all’aperitivo. Vedo un gruppo di quattro ragazzine che ridono sedute a un tavolino vicino al bancone e dò un colpetto col gomito a Ronny.

<<Guarda là>>
<<Bravo Faina, ti ho addestrato bene>>
<<Sì, ok, cerca di non fare l’idiota>>
<<Madonna, stai tranquillo>> risponde, seccato.


Si avvia con passo baldanzoso verso le fanciulle.
Lo seguo. Cerco di avvicinarmi al loro tavolo con un certo atteggiamento che mescoli un briciolo di timidezza con un cucchiaino di spavalderia da stronzo che attizza anche la più fidanzata delle ragazze.
Sono uno stratega su queste cose, ne vado fiero.
Ovviamente il mio piano va a farsi fottere quando Ronny si spara in mezzo a loro, sbatte la mano sul tavolo facendo sobbalzare tutte ed esclama <<Ehi belle, qualcosa da bere?>>
EHI BELLE QUALCOSA DA BERE. A volte mi chiedo se Ronny non si sentirebbe più a suo agio se frequentasse gente diversa da me, ragazzi con magliette attillate e occhiali da sole enormi che hanno visto più discoteche che aule di scuola.

Mi catapulto in mezzo a loro. Le ragazze sono giovani, brille ma non troppo e si lanciano occhiate allarmate. Ronny le guarda con un’espressione placida da bue, sembra quasi stupito che nessuna di loro gli stia facendo un pompino per ringraziarlo dell’offerta. Devo arginare il fiume.

<<Ciao, io sono Faina. Questo scemo qui con me si chiama Ronny>> dico sforzandomi di assumere un tono da papà comprensivo.
Loro ridono, guardano Ronny e tirano impalpabili sospiri di sollievo. Una bionda con capelli lunghi e occhi verdi, che sembra la più spigliata del gruppo, mi guarda divertita e dice che se vogliamo offrirgli da bere loro sono più che d’accordo.

Chiedono  quattro cocktail orribili, robaccia elaborata con poco grado alcolico che costa due euro per ogni lettera che ha nel nome.

<<Vado io, signore>> dice Ronny, e mi fa l’occhiolino. Poco ma sicuro che torna con un vassoio di qualche schifezza che serve ad ubriacarsi male e in fretta.
Mentre è impegnato al bancone a urlare alla cameriera ne approfitto per fare conoscenza.

<<Siete in vacanza?>> chiedo, speranzoso. Le ragazze in vacanza sono fantastiche per due motivi: non gliene frega un cazzo di come possono apparire agli occhi del mondo, e hanno una stanza d’albergo che posso usare ma non devo pagare.
<<No!>> esclamano in coro, ridendo. Rido anch’io, ha ha ha.
<<Andiamo ancora a scuola>> dice la bionda di prima, che ha detto di chiamarsi Angela. <<Domani abbiamo lezione. Siamo qui a fare un giretto!>>
<<A fare un giretto!>> starnazzano le altre in coro, sorridendo e dondolando le testoline.
<<A scuola?>> chiedo ad Angela, incerto <<All’università o..?>>
<<Facciamo le superiori>> risponde lei con un sorriso furbo. So cosa sta pensando e lei sa cosa sto pensando io. Quanti cazzo di anni hanno queste qua? Non voglio andare con una quindicenne truccata bene.
<<Le superiori? Ah, bei tempi. Io ne sono uscito anni fa. Liceo scientifico, due palle>>
<<Per fortuna noi le finiamo tra un mese>> dice una moretta con la faccia incazzosa che è uguale sputata a Simona Ventura.

DICIOTTENNI, mi si accende una luce in testa. Abbastanza vecchie da aver già scopato, abbastanza giovani da aver voglia di rifarlo spesso.

Ignoro le successive parole che escono dalla bocca della Ventura annuendo al nulla e torno a concentrarmi su Angela. Ha gli occhi verdi, una cosa rara, e ha quel tipo di sorriso che promette mille cose bellissime e nello stesso tempo ti fa capire che te le farà sudare tutte, una ad una. Sento l’impulso di sposarla.

<<’Sta canzone non la sopporto più>> butto là, alludendo all’ultimo stronzo partorito da David Guetta che sta vibrando nel locale in questo momento.
<<Oh, almeno non sono l’unica>>
<<Anche a te non piace ‘sta musica?>>
<<Qualche pezzo, ogni tanto, sai com’è, alle feste ci sta. Ma di solito ascolto roba più tranquilla. Mettessero una bella canzone dove si sente una chitarra, che ci vuole?>>
<<Già, cazzo, questa roba ti fa venire l’ansia. Ordini da bere, parte David Guetta e ti viene l’impulso di buttare giù il cocktail in un sorso per ordinarne altri tre mentre tiri di coca e salti sul posto>>
Sì, lo so. Certe stronzate dovrei tenermele per il blog.

Nonostante la mia sparata lei ride, una risata bella e forte che le sale fino agli occhi. Mio dio, ho trovato l’El Dorado. Le leggende erano vere.
Le sue amiche gorgogliano in coro e muovono la testa a scatti guardandosi attorno con occhi spenti e becchettando patatine dal tavolo come galline mansuete. Io e Angela ci isoliamo gradatamente e chiacchieriamo un altro po’.

Alla fine torna Ronny, reggendo un vassoio sul quale stanno in precario equilibrio almeno una ventina di bicchierini pieni di vodke verdi, rosa e gialle. Ho già i postumi solo a guardarlo. Lo posa sul tavolo e lo ammira orgoglioso come un padre che vede il figlio vincere il campionato.
Cerco di incrociare il suo sguardo sfoderando la mia migliore espressione da “RONNY,  CHE CAZZO” ma nei suoi occhi arrossati vedo solo un bimbo innocente fatto di fumo e con una mezza erezione impazzita nei pantaloni. E va beh, imbarchiamoci su questa nave.

<<Un brindisi, cazzo!>> propone sollevando un bicchierino e puntandolo verso il cielo. Nel farlo spruzza di vodka metà delle ragazze presenti che ridono nervosamente e si asciugano con finta nonchalance.
<<Un brindisi!>> grida la Ventura con un’espressione maligna sul volto. Anche lei alza una vodka con mano sicura e ci guarda uno ad uno con occhi di fuoco. Ha l’aria di una che quando fa un pompino finisce col mordere, che ti piaccia o no.
<<Un brindisi>> dico io, sorridendo. Le altre due ragazze si scambiano un’occhiata giuliva e si affrettano a imitarci.
<<Un brindisi>> conclude Angela e per un attimo di terribile potenza i suoi occhi verdi si incollano nei miei, prima di guizzare via. Una vampata di calore mi esplode dentro da non so dove.

Ci portiamo il bicchiere alle labbra e restiamo in attesa di quel magico momento in cui il primo pazzo darà il via al gran ballo. Sei bocche socchiuse, sei teste che si inclinano all’indietro di colpo e poi tornano dritte con studiata lentezza. Sei bicchieri sbattono sul tavolo, chi prima e chi dopo. Gemiti soffocati, risolini sparsi.

<<ALTRO GIRO!>> urla Ronny tutto felice, e lancia un rutto che sembra un inno alla gioia.


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