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12 maggio, 2014

03. La polizia s'incazza




Noi ce ne stiamo lì in mezzo al parcheggio come statuine del presepe a guardare l’auto della polizia che si avvicina. Nel frattempo il vecchio accende la macchina e con tutta la calma del mondo si allontana indisturbato. La mummia ce l’ha messo nel culo, alla fine.

<<Calma>> dico io. Ronny annuisce e non risponde. Cerco con tutte le mie forze di sgombrare il cervello, di aprire le finestre e far entrare un po’ di aria pulita che spazzi via la nube di fumo che mi aleggia nella testa.

La volante si avvicina, ci affianca. Si abbassa un finestrino, la testa di un poliziotto calvo e con grossi occhiali da sole a specchio guarda prima noi, poi la nostra auto, poi di nuovo noi. Assomiglia a Mastro Lindo. <<Buongiorno>>


<<Buongiorno>> gemiamo noi in coro, e mai duetto canoro fu più stonato nella storia. Una sola parola, cazzo, una sola parola e ce la siamo giocata così. Il poliziotto alza impercettibilmente un sopracciglio, ma quel minuscolo movimento facciale vale più di mille parole.

<<Mi favorite i documenti, sì?>> chiede Mastro Lindo. Vedo il suo collega che nella penombra dell’auto si mette a trafficare con un fascio di fogli. Sulle labbra gli aleggia un sorrisetto che mi fa venir voglia di urlare. Io e Ronny ci guardiamo, spaesati.
<<Guida lui, comunque>> dico, e Ronny mi pianta un coltello nel cuore. Telepaticamente.
<<I documenti di tutti e due, grazie.>>

Prendiamo i portafogli e gli passiamo carta d’identità e patente con mani che tremano visibilmente. Non c’è che dire, abbiamo talmente tanto sangue freddo che ci avanza.
C’è un silenzio di tomba che sentiresti scoreggiare una mosca. Mastro Lindo porge i documenti al collega che si mette a trafficare. Noi intanto sudiamo come messicani e continuiamo a dare la nostra migliore interpretazione di due statue di marmo.

<<Dove siete diretti?>> chiede Mastro Lindo. Nella sua voce non c’è traccia di pietà, di curiosità, di umanità. E’ un uomo che sta solo facendo il suo lavoro, e il suo lavoro gli fa schifo.
<<Rivamare>> risponde Ronny. <<A prendere un po’ di sole>>
Fermati, penso.
<<E a vedere un po’ di figa>>
Chiudo gli occhi. Scoppierei a ridere, ma mi trattengo perché quando sarò davanti al giudice voglio passare per quello più coscienzioso dei due.

Ma ecco che accade un miracolo. Mastro Lindo sorride, le sue labbra si schiudono, poi esplode in una risata liberatoria. Il suo collega sghignazza sobbalzando sul sedile. Non so a cosa sto assistendo, ma è uno spettacolo di una bellezza paragonabile a Jessica Alba che fa la porca in Sin City. Le gambe smettono di tremarmi all’istante.

Ronny ride e, mioddio, appoggia con noncuranza una mano sul tettuccio dell’auto degli sbirri. Nessuno dei due tira fuori la pistola per freddarlo.
Benvenuto nella tana del Bianconiglio, Neo. Alzo lo sguardo al cielo, ma no, non sta scendendo la madonna. Ronny, che dio ti benedica, te e la tua linguaccia lunga.

<<Con questo sole, vanno tutte in spiaggia. Non vedo una figa in costume da agosto>> li informa Ronny. Gli manca solo una birra in mano e potresti dire che è seduto al bar a far comunella con i vecchietti che giocano a scopa. Gli sbirri stanno ancora sorridendo, i nostri documenti sono inutili pezzi di carta e plastica abbandonati sul loro cruscotto.
<<Bravi, bravi, fate bene.>> commenta il collega dalla penombra, parlando per la prima volta. La sua voce sembra quella di Pippo. Scoppio a ridere e mi accendo una sigaretta, ormai siamo tra amici.

<<Ci faremmo un giretto anche noi se potessimo>> commenta Mastro Lindo.
<<Con sto caldo del cazzo, poi.. un bagnetto al mare ci starebbe>> conferma Pippo.
<<E tante belle fighe>> intervengo io, insistendo sul punto che sta più a cuore a tutti e quattro.
<<Mare, sole, figa.. ah, beata gioventù>> conclude Mastro Lindo, e nel suo tono di voce c’è quella nota di nostalgia che ogni ragazzo che ha a che fare con l’autorità impara a riconoscere e che significa “Ero giovane anch’io, ti capisco, vai in pace figliolo”.

Siamo salvi e lo sappiamo. Ronny mi lancia un’occhiata di trionfo, poi tira fuori le sigarette per celebrare la vittoria con una Marlboro.
Sfila il pacchetto dalla tasca, gli cade per terra il sacchetto con l’erba rimasta.
Ronny. Che dio ti maledica.


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