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05 maggio, 2014

02. Non è un Autogrill per vecchi




<<Vai piano, che se ci fermano capiscono subito che siamo fuori>>
<<Cagati addosso>> risponde Ronny accelerando.
<<Non hai qualche CD decente? Perché hai solo sta merda? Chi sono questi? Mai sentiti. I soliti gruppi rock indipendenti che non usciranno mai dalle sagre>>
<<Continua ad ascoltare il cadavere di Battisti>>
<<Se vuoi ascoltare rock almeno che non sia italiano>>
<<Perché italiano non andrebbe bene madonnap..>>
Gli devo spiegare tutto a questo poveraccio.
<<Perché la musica italiana non è rock and roll. Pensaci: siamo mammoni, viviamo al sole tutto l'anno e mangiamo pastasciutta. Non siamo un popolo di rockstar. Non ci siamo portati, è genetico>>
<<Si vabbeh, questa tienitela per il blog>>

La Punto fila che è un piacere. Ronny sorpassa le altre auto con una tale noncuranza che dopo un po’ mi sembra che stia giocando a Gran Turismo.

<<Vuoi piantarla di fare lo Schumacher del cazzo>>
<<Lasciami guidare, perdio. Non ti fare paranoie>>
<<Almeno non accenderti la sigaretta mentre guardi il telefono>>
<<Saprò quello che sto facendo o no?>> esclama stizzito, ed ecco che succede.

Scala la marcia con un gesto annoiato, sterza con nonchalance, affianca una vecchia Clio per sorpassarla, ma è troppo vicino e sentiamo un orribile rumore raschiante mentre le due auto si strusciano tra di loro.
SSSSKKKKKRRRREEERRRRRERRRAAAAKKKKK

Merda. Ronny tira una madonna e due cristi, poi supera la macchina e procede a passo d’uomo. L’auto dietro ci fa i fari e strombazza. Miracolo, c’è un autogrill in vista. Ronny mette la freccia ed entriamo nel parcheggio seguiti dalla Clio.

<<Parlo io>> mi dice Ronny tutto serio. Scendiamo dall’auto con facce da giocatori di poker. Il sole è abbagliante e devo strizzare gli occhi per vedere qualcosa. Non aiuta per niente il fatto che ho le palpebre che si chiudono da sole e il cervello annebbiato.

La mossa di Ronny non si rivela propriamente un esempio di tattica e diplomazia.
<<CAZZO FAI!>> urla a pieni polmoni dirigendosi verso la Clio. Mi metto le mani nei capelli.
Dall’altra auto esce un vecchietto rugoso come una tartaruga millenaria. Sembra una mummia impanata nella farina e fatta friggere nella sabbia. Ho l’improvvisa visione di Ronny che gli tira un pugno in testa che lo trapassa da parte a parte. Mi preparo alla fuga.

<<Mi hai tamponato!>> sbraita il vecchio. Dalla voce sembra che si sia appena cagato nelle mutande. <<Mi hai tamponato! Mi hai tamponato!>>
<<Che cazzo dici! Io ho preso una botta in testa! Guarda!>> gli urla Ronny fingendo di singhiozzare, e si picchietta le dita sulla fronte, dove non c’è assolutamente un cazzo. Vorrei intervenire prima che questa farsa vada a finire male ma dopo una breve lotta interiore decido che non sono cazzi miei.
<<Mi hai tamponato. Dammi i dati>> insiste il vecchio. Ancora non si rende conto che “tamponato” non è il verbo giusto, sarà lo shock.

Io mi avvicino. Siamo solo noi in mezzo a questo autogrill deserto bombardato dal sole e sembriamo tre banditi che discutono il piano d’attacco alla banca.

<<Guarda la mia macchina, guarda la mia macchina>> ulula il vecchietto. La sua Clio ha una collezione di sfregi lunghi, grossi e bianchi che fanno da cornice a una botta sulla portiera di dimensioni apprezzabili. La Punto di Ronny è messa meglio, sembra solo che una decina di gatti incazzati ci abbia dato dentro con le unghie su di un lato.

<<Ci dispiace>> faccio io, sentendomi dentro a un film. Il vecchietto e Ronny mi guardano come se fossi una comparsa di merda.
<<Sì, ci dispiace, ma anche lei cazzo, non ha visto che stavo sorpassando?>>
<<Mi hai tamponato!>> insiste il vecchio. <<Dammi i dati! Fuori i dati>>
<<Facciamo la constatazione?>> propone Ronny col suo sorriso da prete in visita all’asilo. <<Compilo io, ho la penna.>> Già gli leggo negli occhi che ha intenzione di scrivere qualcosa di oscuro e intraducibile che le assicurazioni si divertiranno a decifrare per mesi. E il vecchio se la prenderà in culo, se lo lascia fare.
<<NO!>> urla il vecchio, <<No, non posso! Non posso!>>
La mummia si mette a girare in tondo e sembra sull’orlo di una crisi di nervi mentre borbotta qualcosa che non capisco.
<<Macchecazz..>> fa Ronny. Il vecchio si blocca, si gira a guardarci. <<Ragazzi, non ho la patente>> confessa.

Una corrente di aria fresca mi scorre dai piedi e sale su fino al cervello.
<<Non hai la.. mavaffanculo!>> esplode Ronny. Scoppia a ridere come uno scemo. <<Ma dillo subito, cazzo!>>
<<Non possiamo fare la constatazione. Non possiamo. Mi date i vostri dati, il numero di telefono. Ci mettiamo d’accordo tra di noi>>
<<Tra di noi?>>
<<Tra di noi. Sento il mio carrozziere. Poi si vedrà. Ci arrangiamo tra di noi>> fa il vecchio a Ronny, che nel frattempo si è acceso una sigaretta e chiaramente non gliene frega più un cazzo.
<<Niente patente>> commenta riflessivo, guardando l’orizzonte, col sole che gli fa risplendere il viso. Sembra un venerabile maestro di kung-fu che medita sul futuro del suo giovane allievo.
<<Datemi i vostri dati!>> esclama il vegliardo e tira un calcio all’aria. Nei suoi occhi ci sono rabbia e smarrimento. Potrebbe farmi pena, ma io sono troppo fatto e lui è troppo vecchio.
<<Non credo proprio. Facciamo così, ascolta me>> dice Ronny e si gira a guardarlo. Ha la stessa espressione che usa in discoteca poco prima di limonare una tipa, quella che dice stai-per-ricevere-una-bella-trombata.
<<Ce ne andiamo via tutti quanti. Finita la questione, chiuso. Noi non ci siamo mai incontrati. Io non ti conosco, capito? Faina, tu lo conosci questo qui?>>
<<No>>
<<Facile, visto?>>

Il vecchio stringe le mani, si guarda intorno, sputa per terra. Guarda la sua macchina, poi Ronny, poi me e poi di nuovo Ronny. Il mio amico intanto sta sogghignando come Joker al funerale di Batman.
<<Disgraziati>> sussurra il vecchio. <<Figli di puttana. Vergognatevi>>
Si avvia a testa bassa verso la Clio. Io e Ronny ci guardiamo, stiamo per esultare, la paura ormai passata. Il vecchio si gira a guardarci e sta per dire qualcosa quando improvvisamente sbianca e fissa un punto dietro di noi.

Un lampo mi trapassa il cervello. So già cosa sta per succedere.

In quell’istante mi ritrasformo nel bambino di Shining e ho diverse premonizioni: i miei genitori in lacrime fuori dal carcere che chiedono la grazia, un giudice col parrucchino che batte il martello, compagni di cella negri con l’aria di non scopare da molto. Merda, penso. Merda, merda, merda.

Io e Ronny ci voltiamo. L’erba nelle sue tasche diventa il centro del mondo. Di colpo mi sento perso in un mare di sudore. Sento il mio cuore che batte come se ce l’avessi dietro le orecchie.

Una volante di polizia entra nel parcheggio dell’autogrill.


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