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04 marzo, 2013

Scopata





LUI:

Chiedo se posso avere una sigaretta. Lei me la dà. La prendo, ringrazio, la accendo, aspiro, le guardo le tette, sorrido. Lei sbuffa fumo e mi sorride di rimando.

Faccio una battuta stupida, lei ride come se le avessi raccontato le ultime dieci migliori barzellette sugli ebrei e Hitler degli ultimi dieci anni. Io sorrido compiaciuto come se fossi consapevole di avere detto qualcosa di estremamente buffo e acuto e la risata di questa tizia pompa il mio ego abbastanza da crederci davvero.

Lei ora si è messa a parlare di qualcosa che ha a che fare con una sua amica e la relazione di amicizia/odio che le lega, perciò la mia mente entra da sola in uno stato di pilota automatico semicosciente: annuisco, mormoro parole di assenso, me ne sbatto automaticamente i coglioni di tutte le noiose cazzate che mi sta raccontando mentre con gli occhi le ispeziono con discrezione occhi labbra tette e fianchi. Lei sembra finire il suo discorso del quale non saprei riassumere nemmeno la metà, allora torno sul pianeta terra e arrivo a chiederle se vuole da bere.

Lei ovviamente accetta con un sorriso raggiante e ammirato come se fossi l’ultimo cavaliere della tavola rotonda rimasto in vita, fingendo di non sapere che ogni stronzo qui dentro le offrirebbe ettolitri di Campari pur di farsi spompinare da lei.

La invito gentilmente a precedermi al bancone, il che mi fa sembrare un vero signore e mi dà l’occasione di controllarle meglio il culo.

Arriviamo al bacone, e qui segue una buona mezz’ora di noiosi scambi culturali a base di informazioni sui suoi angoscianti gusti musicali e Gin Tonic.

Dopo averla rassicurata che adoro ogni merdoso CD che ha nel cruscotto della macchina e aver scoperto che abbiamo due, forse tre amici in comune (che coincidenza!) le parlo un po’ di me, ovviamente facendomi sembrare l’ultimo vero uomo romantico e ribelle rimasto sul pianeta ma senza sembrare che io voglia vantarmi. Lei mi guarda estasiata e si strofina contro di me a intervalli sempre più regolari.

Si fa pagare altri due Gin Tonic prima di mettere da parte le sue istintive barriere morali da femmina che non vuole sembrare troia ma che indossa tacchi rossi di venti centimetri e reggiseni che non possiedono il dono della discrezione e infine accetta di seguirmi fino alla macchina.

Mentre ci avviamo lei si fa più imbarazzata, evidentemente si sta rendendo conto che sono bastati una manciata di drink e qualche spacconata da galletto per ritrovarsi in un parcheggio pronta a darla a un semisconosciuto sul sedile posteriore di un’auto, così che la sua finta immagine di donna dai saldi valori morali ne risulta un po’ ammaccata. Ma pazienza, tutto ciò non sembra fermarla.

Io nel frattempo mi sento nello stomaco un misto di eccitazione e paura: me la sto per scopare? Avrà un alito di merda? Magari alla fine non ci sta. Magari non mi viene duro. Magari ha le tette più grandi di come sembrano.

Arriviamo alla macchina, io apro la portiera, lei sorride imbarazzata con la faccia di un coniglio preso in trappola che vede arrivare i cani. Io le sorrido con fare amabile mettendomi sul volto la migliore espressione da raffinato playboy e tenero seduttore del mio repertorio, ma la sua smorfia preoccupata mi fa capire che le sembro di più Rocco Siffredi che sbatte l’uccello sul naso di una crucca rifatta urlandole insulti.

Saliamo in macchina. Iniziamo a baciarci dopo qualche momento di imbarazzo, io aspetto fino al limite delle capacità umane conosciute prima di iniziare a palparle le tette strizzandole come fossero pongo. Finalmente lei ritrova quello slancio vitale che le avevo letto negli occhi durante il terzo Gin Tonic e con pochi e precisi movimenti si sfila maglietta  e reggiseno e mi infila una mano nei pantaloni. Da questo capisco che la tizia ha una certa esperienza nel campo, e mi rilasso, togliendomi di dosso quella brutta sensazione da maniaco stupratore che mi aveva accompagnato finora.

Con fare noncurante cerco di tirarmi giù la lampo e abbassarmi i boxer così da toglierla da un grave impiccio e lo faccio con così tanta foga che per poco non mi strappo i jeans di dosso con un colpo solo. Siamo finalmente pronti per cominciare, vale a dire che lei ha le tette al vento e la sua mano è attorno al mio cazzo; il che, stando a quanto dice la Prima Legge Non Scritta Del Maschio, mi fa automaticamente capire che la serata non è stata buttata via.

Dopo diversi minuti in cui le ho succhiato le tette con un tale entusiasmo da farmi sembrare un neonato che non poppa al seno da trentadue ore lei finalmente si decide a staccare la mano dalle mie palle e a togliersi pantaloni e mutandine. A quel punto intuisco che anche la Seconda Legge Non Scritta Del Maschio sta per compiersi, e inizio a infilarle dentro tutto il repertorio di dita che ho nelle posizioni più innovative che mi vengono in mente.

Finalmente, dopo un intenso sguardo languido e adorante in cui le nostre emozioni più travolgenti si rispecchiano nei nostri occhi annebbiati (o forse è solo l'alcool), lei mi monta in cima e iniziamo a scopare. Mi lascio prendere dalla foga e inizio a spingere troppo forte fino a che lei non ride e mi chiede gentilmente di smetterla di farle sbattere la testa contro il tettuccio dell’auto. Io maledico i progettisti della Punto e rallento il ritmo.

Lei dimena i fianchi come se stesse roteando un hula-hoop immaginario e ora il mio uccello non va più solo su e giù, ma viene strizzato a destra e a sinistra in una turbine che definire delizioso è poco. Ha gli occhi chiusi e latra come una cagna, ormai se ne frega di apparire dolce e sensuale ai miei occhi e dal suo viso capisco che è persa nel suo mondo fatto di orgasmi femminili repressi e fantasie di Johnny Depp che le infila un dito nel culo sussurrandole che staranno insieme per sempre.

Un pensiero mi attraversa la mente come un lampo di folgorante luce bianca: CULO.

Smetto di giocare con le sue tette e le afferro il sedere con così tanto trasporto e passione che tra un po’ si potrebbe parlare di percosse. Domani avrà dei lividi, ma in questo momento dubito che gliene sbatta qualcosa, dato che mi sta togliendo la maglietta mentre grugnisce.

Altri dieci minuti e le vengo dentro, dimenticandomi all’istante della regola in cui mi impegnavo a non farle sbattere la testa contro il tettuccio.
Mi sembra di avere una riserva infinita di sperma, non riesco più a smettere di spruzzare, ormai là sotto è una jungla di umori vaginali e sperma e sudore. Quando finisco rimango un attimo paralizzato e felice, dopodiché abbandono con noncuranza il viso tra le sue tette sorridendo soddisfatto. Lei fa ancora una dozzina di salti sperando nell’impossibile, poi capisce che la partita è finita e abbandona il campo.

Ci ritroviamo seduti vicini ad accarezzarci e a pensare segretamente che la macchina è un posto di merda per trombare, poi ci rivestiamo, ci fumiamo una sigaretta, ci scambiamo i numeri di telefono, ci salutiamo e salgo in macchina.


LEI:

Stasera ho voglia di scopare, questo stronzo andrà bene.




11 commenti:

  1. E poi uno dice che deve amare.

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  2. Ben fatta Faina. Ti sei rifatto delle banalità del post precedente.

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  3. Numeri di telefono agli amici, mai, eh?

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  4. dio quanto mi piace questo post.
    me lo rileggo...

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    1. Questo è cosa succede a un DONNO quando incontra una UOMA!!!hahahah

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  5. Lentamente si torna agli antichi splendori...
    Mentre il mio cervello femminile partorisce una domanda stupida: ma tutte sceme le trova, il povero protagonista dei tuoi post?!

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  6. Questo post te lo fa venire duro, ammettiamolo

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  7. post chirurgicamente letale.

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  8. io se fossi in te almeno i drinks me li farei pagare,
    proprio per non dare l'impressione di star lì a elemosinare,
    poi magari glielo tenevo dentro per darle l'impressione di un grande feeling, fino a darle una seconda botta, la botta di fidelizzazione che ti avrebbe assicurato drinks e figa per almeno almeno 3 mesi
    giusto il tempo di arrivare all'estate

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  9. Ma che volgarità è questa di farle sbattere la testa contro il tettuccio della macchina. Porco.

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