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25 febbraio, 2012

Autodistruzione

L’autodistruzione è un processo talmente spontaneo e ci riesce così maledettamente bene che probabilmente un giorno scopriranno che abbiamo una ghiandola del cazzo che secerne un enzima del cazzo che ci fa venire voglia di distruggere sistematicamente le nostre relazioni, il nostro fisico, il nostro cervello, con la metodica determinazione di uno scalatore che si avvicina piano piano alla cima.

C’è un limite dopo il quale l’istinto di conservazione si stufa di sbattersi e smette semplicemente di funzionare e scatta un click interiore che ci spinge a rovinarci con le nostre mani, e il problema è che sotto sotto ci divertiamo come pazzi a mandare tutto a fanculo osservando con occhio meravigliato il progressivo sfaldarsi di qualcosa che fino a poco prima era integra e funzionante.

Sono rilassato e in buona salite, ma questa sera assumerò tante di quelle droghe da tenere indaffarato il mio organismo per un bel pezzo e continuerò a farlo giorno dopo giorno fino a danneggiare qualcosa.

Ho molti amici fidati e conoscenti simpatici ma preferisco pensare che parlino male di me alle spalle e mi considerino un coglione e mantenere sempre una certa distanza dalle persone per evitare il più possibile di poter soffrire nel caso in cui le mie aspettative negative su di loro si rivelino fondate.

Sono ancora giovane e ho la possibilità di studiare e imparare e sperimentare cose nuove per prepararmi a una carriera e a un futuro brillante e soddisfacente e invece passo il tempo a cazzeggiare e a trascorrere apatiche settimane in attesa del week-end e della prima occasione disponibile per sfasciarmi di brutto.

Non importa se tossisco, nessuno mi leverà mai la sigaretta dalla bocca. Non importa se ho sonno, non andrò mai a letto presto. Non importa se fa male, lo faccio lo stesso.

C'è qualcosa di ipnotizzante nel vedere quanto in basso si possa arrivare con le proprie mani ed è illuminante scoprire quanto poco possa fregarcene di come ci siamo ridotti.

E tutto si riduce a una corsa per arrivare a quel raro, limpido e fuggevole momento di consapevolezza in cui ci sentiamo liberi, e tutto va bene.

Se non avete presente di cosa sto parlando è probabile che non vi siate mai trovati a fine serata da soli, in ginocchio, a fissare da distanza ravvicinata le piastrelle del bagno della casa di qualcuno, subito dopo aver finito di vomitare nella tazza del cesso.



27 commenti:

  1. Ohh è tornato Faina!!! Quindi eri in coma alcolico dalla vigilia di Natale?

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  2. Ce l'ho presente, amico... ce l'ho presente.

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  3. Mi è successo a capodanno, poi però mi sono "lavato i denti" con del dentifricio e con il mio fidato indice. Sono una persona di gran classe, io.
    Fuggevole mi è piaciuta.

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  4. La volontà di autodistruzione comincia quando pensi che la vita sia perfetta, poi capita una piccolissima cosa che ne incrina la perfezione e allora sviluppi una sorta di masochismo e che vada tutto a fanculo.

    Ben tornato, cattivone.

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    1. Non credo ci sia bisogno di pensare di avere una vita perfetta per iniziare a distruggerla... D'altronde basta anche solo mancare una grande opportunità solo perchè non si ha voglia di provare, ed ecco che inizia l'autodistruzione...

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    2. " D'altronde basta anche solo mancare una grande opportunità solo perchè non si ha voglia di provare, ed ecco che inizia l'autodistruzione..."

      Però più lentamente.

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  5. No faina, ancora non ci siamo.

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  6. Piuttosto bello, invece.

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  7. Sostanzialmente vero.

    Gigos

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  8. Ecco, ci eri mancato.
    E questo post capita a fagiuolo.
    Senti, ora puoi rispondere dato che sei vivo: hai visto A Serbian film?

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  9. Mi sembra il remake de 'Il miglio Verde', senza la prigione e l'omone di colore. O meglio potresti essere anche di colore.

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  10. Ma.
    Ammazzarsi? No eh?

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  11. Oh beh, la vita non è autodistruzione? Nasciamo che sono tutti a dirci quanto siamo belli (anche se usciamo piangendo, con due litri di muco dal naso, e abbiamo appena sfondato la figa di nostra madre), e la maggior parte di noi morirà vecchio, rugoso, probabilmente mezzo andicappato.

    Comunque, con tutta onestà, la vita del "bravo ragazzo" da film, in quanti la fanno? 1 su 1000? Quanti nella vita hanno almeno provato a fumare uno spinello, si sono sbronzati almeno una volta, hanno cornificato la ragazza? Gli altri 999.

    Andare verso ciò che ci fa bene è un istinto naturale. Sai che gli elefanti si sbronzano di brutto? Sai che le scimmie si drogano di una sostanza paragonabile all'LSD? Per non parlare della fedeltà, non so se hai un cane, ma il mio è un signor puttaniere.

    Per restare in ambito umano, l'Homo Sapiens si droga da millenni , la fedeltà è andata a remengo appena le donne hanno connesso quei due neuroni che avevano 5000 anni fa e hanno capito che tra le gambe hanno il potere di sconvolgere la vita di un uomo.

    "C'è qualcosa di ipnotizzante nel vedere quanto in basso si possa arrivare con le proprie mani ed è..."
    Perchè dovresti andare in basso? Perchè lo dice la società o tua madre?

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  12. Quanto cazzo hai ragione. Puoi venire a vomitare nel mio cesso quando ti pare.

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  13. @ Mr Tambourine: no, ma ne ho sentito parlare. non è quello dove a un certo punto si scopano un neonato?

    @ Anonimo n.5: non penso che "andare in basso" sia una scelta, è più una tendenza naturale. casomai si può dire che "andare in basso" è il modo che ha la società di definire l'istinto di autodistruzione, così viviamo sentendoci in colpa quando non ci comportiamo da brava gente. la società ovviamente non può permettersi troppi drogati puttanieri e nullafacenti.

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    1. Ok, allora si tratta di definizione da parte della società perbenista. Ad ogni modo secondo me interpreti male la questione, non è istinto di autodistruzione, o di andare verso il basso.

      E' un istinto naturale, punto, non si tratta di autodistruzione. Lavorare o studiare facendoti venire stress, un esaurimento, cos'è? Insomma le cose sono paragonabili, se abusi di una cosa (alcool, drogha, sesso, lavoro, caffè, macchinette...) ovvio che ti fa male, fisicamente o mentalmente che sia.

      Se hai invece un approccio più costruttivo alla cosa, e riesci a farlo con un minimo di coscienza allora si tratta di saper seguire i propri istinti. Se bevi con gli amici ci sta, spinelli idem (solo che sono illegali e quindi visti come il diavolo dagli idioti), ma anche il lavoro può essere più gratificante, però come mezzo, non come fine, visto che ti da la possibilità di vivere.

      Insomma, andare verso il basso un paio di balle. Vai verso il basso se esageri, non per una sbronza o perchè ti fai una tipa. Poi ovviamente dipende dalla tua morale e dalla tua apertura mentale, ma ci si potrebbe fare un libro su ste cagate.

      Brava gente... Mah! Chi è la brava gente? Il contadino ignorante che va in chiesa? I politici corrotti? Chi non beve? Chi non fuma? Chi non ha mai ucciso? Io non l'ho ancora capito...

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    2. Esatto, è quello.
      Sarei curioso di sapere che ne pensi, io non ti dico niente.

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  14. @ Anonimo: Hai una bella testa ed il tuo punto di vista è sensato e può senz'altro far nascere riflessioni interessanti. Solo che è sbagliato, almeno in questo particolare caso. Forse è che non hai ben presente il circolo dell'autodistruzione.

    Se dici, per esempio, che assecondare la voglia di farsi una cannetta per rilassarsi un pò -e quindi cessare di soffrire per stress o altri problemi- NON è un'azione autodistruttiva, hai perfettamente ragione, dato che cercare di stare bene ed evitare il dolore è ovviamente il contrario di farsi del male.

    Ma è necessario distinguere tra seguire l'istinto naturale (altro discorso poi, il fatto che tra "morale" e la pluricitata "società ipocrita" questo sia visto come un male)e fare cose che provocano effettivamente malea sè stessi ma si fanno comunque, pur essendone consapevoli.

    Ripeto e magari mi spiego meglio: un conto è avere voglia di scoparsi una tipa gnocca e farlo senza pensare a nient'altro -tantomeno alla fidanzata- un altro è sapere che fare una determinata azione x sia pura merda, saperlo anche per esperienza personale e reiterazione, essere consci del fatto che compierla farebbe stare di merda ma farlo ugualmente, per sentirsi di merda nel momento stesso in cui la si sta compiendo e ovviamente anche dopo.

    Nel secondo esempio-caso, come si può parlare di istinto naturale volto al benessere?

    @Faina: Interessante e maledettamente vero, ma sei arrivato a qualche conclusione o spiegazione? O non te ne frega un cazzo?

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  15. mh, oppure pensi quel che spinge ad autodistruggersi sia la sola libertà di poterlo fare? Però qualcosa non torna comunque.

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    1. non c'è bisogno di arrivare a conclusioni o spiegazioni, non sono un guru con la convinzione di insegnare qualcosa. ho scritto solo quello che penso che sia, una tendenza naturale, che non necessita di un perchè.

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  16. Allora, so che fumarmi una canna mi rilassa ma non mi fa bene alla salute, idem per alcool/altre droghe, soprattutto a livello fisico.

    So anche che tradire la mia ragazza mi darebbe il piacere immediato del sesso per poi lasciarmi l'amaro in bocca, quindi un dolore psicologico.

    Fumare, bere, drogarsi, cornificare, ma anche mangiare al McDonald, bere 10 caffè al giorno... sono attività che portano piacere nell'immediato, ma hanno effetti distruttivi su noi stessi nel futuro, per ragioni diverse e in tempi diversi.

    Se a me non piacesse fumare, non fumerei. Credo che l'autodistruzione che intendeva Faina fosse un "effetto collaterale" delle cose che ci danno piacere immediato. A me piace bere, perchè sono più attivo, più estroverso. Ma tra 20 anni il mio fegato mi porterà il conto.

    Se poi intendeva che a lui non piace Twilight e invece se lo spara ogni sera prima di andare a dormire per non so qual strano motivo perchè gli piace star male, allora quella non si chiama autodistruzione. E' demenza (senza offesa, Faina).

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  17. Ma, è favoloso, si sta discutendo sul post di Faina. Vado a leggermi l'altra cosa che hai scritto da natale, poi sbrodolerò anch'io la mia.

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  18. Anzi, prima dico un due cazzate. Io sono uno dei "bravi ragazzi da film", e onestamente sono in bella compagnia, parlando di donna e amici anch'essi apparentemente privi di quest'istinto all'autodistruzione. Classe '88.
    In primis, e magari dirò una cazzata, dipende da dove si vive. Io sto in un posto tranquillo, sotto una centrale che sputa ogni tanto merda ma tranquillo, in una regione che non si cagano (quasi) neanche le mafie e quindi funziona discretamente: basso tasso di disoccupazione, tanto verde e le altre stronzate per Pagnoncelli. Ho una bella vita, semplice, una bella compagna che amo davvero, bella famiglia, un'auto di vent'anni, nessuna preoccupazione materiale. Non bevo nulla nei locali, i superalcolici non mi piacciono e la droga non mi interessa (altrimenti mi farei eccome). Ogni tanto fumo qualche sigaro, mai provata neanche una sigaretta (sempre disinteresse).
    Dai 17 ai 20 anni bevevo parecchio, l'alcool mi ha cambiato la vita in meglio, ma dopo aver vomitato empiamente e clamorosamente nel letto dei genitori di un amico a seguito di una sbronza colossale, ho smesso (spontaneamente, senza decidere nulla).
    Dove volevo arrivare. In questi primi 23 anni ho contribuito ad alimentare il numero dei "bravi ragazzi da film" o giù di lì. Ho una dozzina di amici, parecchi conoscenti, e, vi dirò, pochissimi di loro si autodistruggono con la materia. I ragazzi non sono tutti drogati e alcolizzati, ce ne sono anche di schifosi, no, a parte gli scherzi, credo che il degrado civico, socio-culturale e politico influisca parecchio sull'autodistruzione dell'individuo. Fossi nato a Roma, probabilmente vivrei malissimo bevendo come un bastardo da mane a sera.
    Quindi, l'ambiente circostante deve fare il suo per impedire il disfacimento fisico dei ragazzi, e non lo dico per moralismo ma per una constatazione personale: ovvero che Anche quando tutto sembra andare bene (quando non meravigliosamente) i momenti bui ci sono, e fanno male. Ieri per esempio ne ho avuto uno, una sorta di autoconvincimento che la vita ti stia andando comunque male per permetterti di struggerti e contorcere le budella, una roba patetica ma c'è, ogni tanto, e bisogna farci i conti.
    Io non credo nella collettività, detesto ciò che esuli troppo dal più stretto individualismo, ma temo che il processo di abbandono dei grandi movimenti collettivi, delle ideologie, della fede in dio, a favore di un culto massificante dell'individualismo più becero (pensate al Gossip) abbiano condotto i ragazzi ad essere davvero soli. E un conto è scegliere di staccarsi dal branco, dall'avere con questo obiettivi comuni; un altro conto e non avere la possibilità di stabilire un grande movimento a lunga durata dove, più o meno sinceramente, l'uno allevi all'altro i dolori di questa cosa sconcia e irrinunciabile che chiamiamo vita.
    Ho scritto a caso, chiedo scusa.

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  19. Io quando vomito nel cesso di qualcuno, poi non è che mi metto a guardargli le piastrelle come un coglione, scusa eh.

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  20. Bileonair ha detto le uniche cose intelligenti di un post banalotto seguito da commenti altrettanto muffi. Generazione di eterni quindicenni. Siete morti prima ancora di nascere. Siete la brutta copia del vorrei-ma-non-posso dei nipotini di bukowski, che già di loro sono ridicoli. Invocherei lo sterminio di massa, se non fosse che non siete neppure vivi. Generazione di zombies.

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  21. "Ho molti amici fidati e conoscenti simpatici ma preferisco pensare che parlino male di me alle spalle e mi considerino un coglione e mantenere sempre una certa distanza dalle persone per evitare il più possibile di poter soffrire nel caso in cui le mie aspettative negative su di loro si rivelino fondate."
    Anche io lo faccio sempre... cerco sempre di mantenere una certa distanza. Separlano male degli altri so che inevitabilmente poi parleranno male di me. E' sempre così.

    Sei un grande comunque

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  22. "Se non avete presente di cosa sto parlando è probabile che non vi siate mai trovati a fine serata da soli, in ginocchio, a fissare da distanza ravvicinata le piastrelle del bagno della casa di qualcuno, subito dopo aver finito di vomitare nella tazza del cesso." Io aggiungerei: "dopo aver cagato".
    Ora che ci penso potrei fare qualcosa che mi migliori ora, tipo dipingere, leggere un libro, studiare ingegneria. Invece preferisco leggere questo blog mentre mi gratto le palle sul divano e scrivere a tastiera è l'attività più faticosa che devo fare. E poi film, partita al pc con skyrim e mezza cassa di birra; e via a letto e domani si lavora con 4 ore di sonno. Perchè mi piace così e non devo spiegazioni a nessuno

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