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10 luglio, 2007

Vade retro, terrone




Abitando in Veneto sento spesso parlare male dei meridionali (i quali, secondo l’opinione comune, sono tutti quelli che vivono dal fiume Po in giù) per cui sono cresciuto condizionato dall’idea che “quelli là” siano solo un branco di fannulloni e mafiosi.

Col tempo ho acquistato la capacità di giudicare con la mia testa.

Fin da piccoli i bambini vengono abituati dagli adulti a sentire sempre e solo imprecazioni e appellativi poco carini verso “quelli là”, accusati di rubare i loro soldi, di rubare il loro lavoro, di passare tutto il loro tempo a non fare un cazzo seduti davanti al bar del paese, bevendo un’aranciata e prendendo il sole.
E, naturalmente, tutti i meridionali hanno a che fare con la mafia, nessuno escluso: il problema dei terroni (secondo quanto ho imparato dagli insegnamenti di quel gran saggio ed eminente alcolizzato di mio nonno) è che tutti sanno, ma nessuno reagisce, motivo per cui la mafia se la meritano.

Riuscite a capire come può crescere un ragazzo in simili condizioni?
La stragrande maggioranza dei ragazzi/bambini/adulti del Veneto non è mai scesa più sotto di Rimini nella propria vita, alcuni di loro conoscono un siciliano di vista perché lavora in fabbrica con un loro amico, alcuni conoscono un pugliese perché vanno al suo negozietto a comprarsi le sigarette, ma… niente di più.
Eppure, com’è ovvio, se interpellati sul loro giudizio nei confronti dell’Italia meridionale li sentirete invariabilmente rispondere: buttiamoci sopra una bella bomba atomica e non se ne parli più.

Vedete, il sentir continuamente parlare male di una certa categoria di persone dopo un po’ ti induce ad adeguarti al pensiero comune: fino a qui ho usato spesso il termine “meridionali”, ma c’è sempre una parte indottrinata di me che non faceva altro che urlarmi “Terroni! Togli quel dito dalla emme e posalo sulla ti! Si scrive Terroni! Ti come Torino!”

Questo fa di me un idiota razzista nato nella polenta? Non necessariamente: scrivo tutto questo per riflettere sul fatto che un indottrinamento costante e mirato porta quasi sempre a raggiungere lo scopo, soprattutto se applicato fin dalla più giovane età. Vedi un po’ le lezioni di catechismo.

Barzellette come questa le raccontavano anche i nazisti:

“Sai come distinguere il sangue di un cane da quello di un terrone sulla strada? Prima di quello del cane c’è la frenata”.

Sostituendo “terrone” con “ebreo”, suppongo.

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