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10 luglio, 2007

Alice nel paese delle stronzate



Alice stava sonnecchiando sotto un albero di mele, quando all’improvviso fu svegliata da un leggero formicolio. Aprì gli occhi e vide un coniglio bianco che le stava leccando le parti intime.

<<Oibò, coniglietto pazzerello, che fai?>> chiese Alice stupita.

<<Ti lecco la figa, brutta sgualdrina. Ora stai zitta.>> rispose il coniglio bianco, e riprese a slinguazzare la passera di Alice.

Alice lo lasciò fare per qualche minuto, dopodiché lo allontanò con un brusco gesto della mano.

<<Ahia ahia, coniglietto pazzerello, mi hai morso il clitoride con troppa forza!>> esclamò Alice.

<<Non è colpa mia se hai la figa secca come il Sahara, sporca puttana.>> rispose amabilmente il coniglio bianco. <<Se vuoi vivere fantastiche avventure e fare nuove esperienze ai limiti dell’incredibile, vieni con me! C’è un magico mondo incantato che ti aspetta!>> disse il coniglio.

<<Mi stai proponendo di cominciare a sniffare cocaina, coniglietto?>> chiese Alice.

<<Ma no, ignobile avanzo di carne putrefatta che non sei altro! Ti sto proponendo di entrare con me nel magico Paese delle Meraviglie!>>

<<Appunto. Cocaina.>>

Il coniglio allora si arrabbiò con Alice.

<<Razza di stupida deficiente, vuoi seguirmi o no? Non ho tempo da perdere con ragazzine idiote.>>

Alice ci pensò su un momento, dopodiché decise di seguire il coniglietto. I due si inoltrarono insieme nella foresta, fino a che non giunsero ad un grande buco che si apriva nel terreno.

<<Cos’è quel buco, coniglietto?>> chiese Alice, indicandolo con la mano.

<<E’ l’entrata per il Paese delle Meraviglie, sciocca biondina.>> rispose il coniglio bianco.

<<Ci dobbiamo entrare?>> chiese allora Alice.

<<Ma le domande stupide ti vengono naturali o le pensi di notte?>> chiese il coniglio bianco.

<<Le penso di notte.>> rispose Alice, masturbandosi selvaggiamente.

<<Smettila di dire cazzate e salta nel buco, vacca puzzolente.>> esclamò il coniglio bianco.

Alice saltò nel buco, e cadde, cadde, cadde fino a che non atterrò diritta in mezzo ad un enorme distesa d’acqua, sollevando alti spruzzi tutt’intorno a sé.

<<Aiuto! Aiuto!>> si mise ad urlare, annaspando freneticamente.

<<Sto arrivando, Alice!>> sentì rispondere una voce da poco lontano.

Dopo qualche istante una bellissima bagnina bionda dai grandi seni sodi la raggiunse, sguazzando veloce nell’acqua come un delfino, e la trascinò fino a riva.

<<Grazie, mia salvatrice.>> sussurrò Alice sputando acqua e alghe, <<Senza di te sarei affogata. Posso sapere il tuo nome?>>

<<Sono Pamela Anderson, mia cara Alice. Che ne dici se ci baciamo e poi ci masturbiamo a vicenda? Poi ho anche un vibratore se vuoi.>>

<<Certo che mi va, bella gnocca.>> rispose Alice, raccogliendo una conchiglia dalla sabbia e infilandosela nel culo.

Le due giovani donne consumarono con passione il loro atto sessuale lesbico, filmando tutto con una videocamera.

Una volta fumata la sigaretta di rito, Alice salutò la bionda Pamela e partì alla scoperta del nuovo mondo in cui era arrivata. Fu così che, dopo qualche ora di cammino, incontrò nel bel mezzo del bosco uno strano gatto viola.

<<Ciao, bel gattino, posso sapere come ti chiami?>> chiese Alice inginocchiandosi e accarezzando il lucido pelo del gatto.

<<Mi chiamo Merda.>> rispose il gattino viola.

<<Che bel nome. Io, però, ti avrei chiamato Stregatto. Secondo me ti si addice di più.>> disse Alice ridendo.

<<Che cazzo ridi, stronza? Mi chiamo Merda, punto. Ficcatelo nel culo il tuo Stregatto.>> esclamò il gattino, e con un balzo poderoso atterrò su Alice e la inchiodò a terra.

<<Che vuoi fare, bel gattino?>> mormorò Alice.

<<Trombarti.>> rispose il gatto viola, e con un rapido colpo di bacino inserì la coda dritta dritta nella passerina di Alice.

<<Ho fatto sesso con gatti che avevano la coda più grande della tua.>> disse Alice, fissando il gatto viola con disprezzo.

<<Forse ti confondi con i ghepardi.>> rispose il gatto.

<<Ah già, è vero. Erano dei ghepardi. Scusa.>>

<<Ma figurati.>> urlò il gatto viola, venendo con forza.

Una volta fumata la sigaretta di rito, Alice chiese al gatto:

<<Senti un po’, Stregatto, non è che sai consigliarmi un bel posticino dove posso trovare un letto per la notte?>>

Il gatto ci pensò su un momento, poi spense la sigaretta e rispose:

<<Mi chiamo Merda, lo vuoi capire, lurida imbecille? Comunque potresti alloggiare a casa del Cappellaio Matto. Ma stai attenta, è un tipo un po’ strano.>>

<<E’ matto?>> chiese Alice.

<<Ma le domande stupide ti vengono naturali o c’è un altro idiota che te le suggerisce?>> chiese il gatto viola.

<<C’è un idiota che me le suggerisce.>> rispose Alice, inserendosi delle pigne nel culo.

E fu così che Alice salutò Merda (o Stregatto) e si diresse verso la casa del Cappellaio Matto.

Durante il cammino però vide una nuvola di fumo alzarsi da dietro un cespuglio.

Incuriosita, si avvicinò pian piano e gettò un’occhiata, per vedere da dove provenisse tutto quel fumo grigio e puzzolente. Sorpresa sorpresa, dietro il cespuglio trovò un Bruco blu che stava fumando la pipa!

<<Oibò, piccolo bruco blu, ma non lo sai che fumare fa male?>> chiese Alice.

<<Sei venuta qui per portare sfiga?>> chiese allora il bruco, guardando Alice con sospetto.

<<Assolutamente no, piccolo bruco. Mi preoccupo solo del fatto che di questo passo morirai di cancro terminale ai polmoni. Posso sapere il tuo nome?>> chiese Alice, sedendosi vicino al bruco.

<<Mi chiamo Bruco Marlboro.>> rispose l’insetto, passandole la pipa.

<<Piacere, Bruco Marlboro. Io sono Alice. Posso chiamarti Brucaliffo, come hanno fatto quelli della Disney?>> chiese Alice, e tirò una boccata dalla pipa.

<<No che non puoi, oca giuliva dal culo grosso.>> rispose offeso Bruco Marlboro, e si riprese la pipa con un gesto di stizza.

<<Che c’hai messo dentro quella pipa?>> chiese Alice, incuriosita.

<<Marijuana.>> rispose Bruco Marlboro, e allungò una zampetta per toccare il seno ad Alice.

<<Che fai, mi tocchi? Tieni le mani a posto.>> esclamò Alice.

<<Scusa.>> disse Bruco Marlboro, e scoppiò a piangere, singhiozzando con forza.

<<Su, su… Non volevo essere scortese.>> disse Alice impietosita, posando un braccio attorno alle spalle del bruco.

<<Ma no, tu hai ragione, non avrei dovuto farlo. E’ solo che… sono due anni che mia moglie non me la dà, non c’è verso, e io.. davvero, non ce la faccio più…>> mormorò il bruco, e riprese a piangere.

<<Oh, povero Bruco Marlboro.>> disse Alice, passandogli un fazzoletto.

<<Non ce la faccio, più, veramente, ho una voglia di figa pazzesca, mi masturbo tutti i giorni ma non mi basta mai, sto impazzendo!>> urlò il bruco, <<Ti prego, Alice, fai sesso con me! Ti scongiuro!>>

<<Ehi, ma per chi mi hai preso, credi che io sia una puttana?>> esclamò Alice sdegnata, facendo un pompino ad uno scoiattolo che passava di là.

<<E’ una domanda retorica?>> chiese il bruco.

<<Mi hai stancato. Me ne vado.>> sbottò Alice, alzandosi in piedi e voltando le spalle a Bruco Marlboro.

<<Aspetta, torna indietro! Ti prego, scopiamo!>> le urlò il bruco, disperato.

<<Smettila, non sono mica una troia a pagamento!>> gli rispose Alice, mentre un gruppo di cervi le eiaculava sul viso.

E fu così che Alice, camminando e camminando, giunse infine alla casa del Cappellaio Matto. L’edificio era dipinto di vari colori, le finestre erano a cerchio, sul tetto si contavano ben quindici caminetti, e sul giardino davanti alla porta d’ingresso erano sparse qua e là diverse bustine di zucchero ancora chiuse.

“Questo dev’essere davvero pazzo”, pensò Alice pisciandosi in mano e bevendo avidamente il caldo liquido giallo.

<<Chi va là!>> urlò qualcuno da dietro la porta d’ingresso.

<<Sono Alice, signor Cappellaio. Mi chiedevo se potevo alloggiare qui per stanotte, se a lei non dispiace!>> rispose Alice, scrutando timidamente la porta ancora chiusa.

<<Alice fatta di carbone?>> chiese la voce dopo qualche secondo di silenzio.

“Che cavolo sta dicendo?” pensò Alice, ma decise di rispondere ugualmente.

<<Sì, sono proprio io.>>

La porta si aprì delicatamente e ne uscì un vecchietto, vestito con un lungo soprabito giallo e un enorme cappello rosso in testa.

<<Benvenuta, cara Alice! Aspettavo con ansia il momento del nostro incontro! Vieni, vieni, entra pure, entra a bere un po’ di the!>> esclamò il vecchietto dandosi fuoco al pisello.

<<Ma che stai facendo?! Sei matto!?>> urlò Alice, e ingoiò il pisello del Cappellaio Matto per smorzare le fiamme che lo stavano bruciando.

<<Tutt’altro, cara mia, tutt’altro!>> rispose ridendo il Cappellaio Matto, e cominciò a battere la testa sul muro.

<<Smettila, smettila, incosciente!>> esclamò Alice, e strattonò bruscamente il Cappellaio Matto, allontanandolo dal muro.

<<Incosciente sarai tu, mia cara! Io sono matto, matto, matto!>> disse il Cappellaio, ed estrasse un coltello da macellaio dalla tasca del soprabito.

<<Che vuoi fare con quel coltello? Posalo, su.>> mormorò Alice, e prese a indietreggiare lentamente, fissando la lama scintillante.

<<Ficcarmelo nel culo!>> urlò il Cappellaio Matto, e con un colpo brusco si conficcò i trenta centimetri di acciaio nell’ano.

<<Tu sei matto.>> gli disse Alice, provando a strapparsi i capelli con i denti.

<<Io non sono matto! Sono solo un incompreso, zoccola ebete che non sei altro!>> disse il Cappellaio.

<<Adoro i matti. Li trovo sessualmente eccitanti.>> gli sussurrò Alice.

<<E io sono matto, appunto!>> esclamò il Cappellaio.

<<Facciamolo.>> disse Alice, spogliandosi dei suoi miseri abiti.

<<D’accordo.>> rispose il Cappellaio, e con uno scatto felino si avventò su Alice.

<<Sei pronta a fare del sesso davvero matto?>> chiese lui.

<<Certo.>> rispose lei.

<<Benissimo. Allora beccati questa.>> disse il Cappellaio, estraendo una barra di uranio radioattivo dal soprabito e infilandola nella vagina di Alice.

<<E’ stato bellissimo.>> commentò Alice, e si accese la sigaretta di rito.

<<Anche per la barra.>> rispose il Cappellaio Matto, iniziando a mangiare sassi.

E fu così che Alice e il Cappellaio Matto decisero di sposarsi, e vissero per sempre felici e contenti.

E se per caso vi state chiedendo “Ma si è dimenticato che nella favola di Alice nel Paese delle Meraviglie c’era anche la famosa Regina di Cuori?”, ebbene, la risposta è: sì, me ne sono dimenticato.

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